Disgraziata, nevrotica, stomp
Scritto da Zazzà
Giovedì 19 Luglio 2007 16:50
"Tutte e due a far qualcosa di importante,
di unico e di grande;
io sto sempre a casa, esco poco, penso solo e sto in mutande."
(Disperato, erotico, stomp, Lucio Dalla)
di unico e di grande;
io sto sempre a casa, esco poco, penso solo e sto in mutande."
(Disperato, erotico, stomp, Lucio Dalla)
Sono quei pomeriggi lunghi, lunghi, lunghi come un libro di Tolkien. E altrettanto popolati di mostri. I quali si sa, sono generati dal sonno della ragione, ma nel caso di specie si tratta di coma più che di sonno.
Sono quei pomeriggi estivi in cui ti ciondoli per la casa in mutande, sudata come un'ameba nel brodo primordiale, alla ricerca di qualcosa che tenga fresco. Ma il tuo cervello non è in grado di razionalizzare cosa possa alleviare il caldo e il tuo corpo è troppo fiacco per alzarsi ed andarlo a cercare. Succede allora che, impossibilitata ad avvicinarti al PC che se venisse acceso renderebbe la stanza un girarrosto, ti fossilizzi a guardare nel vuoto. Ti balena in testa anche l'idea di accendere la tv (ma per fortuna non ho mai toccato il fondo a tal punto da guardarla davvero). Navighi nella poltrona che ti avvolge come una placenta, incollandosi alla pelle nuda del corpo al punto che se ti alzassi subiresti uno spiacevole "effetto ceretta". Ma tanto non ti alzi.
Sono quelli i pomeriggi in cui un angolo della tua coscienza si risveglia dal sonno e ti ricorda che dovresti fare un po' di moto e una vita più regolare, che forse avevi dei progetti ed un po' di impegni, e forse dovresti trovarti un lavoro, o almeno una fonte di reddito. Che giunge un momento in cui anche in un'ameba l'istinto si risveglia e desidera trasmettere il suo patrimonio genetico all'umanità, avere un'indipendenza dalla famiglia d'origine.
Devono per forza essere questi pomeriggi, perché in condizioni normali non ascolterei mai quella voce.
Non che in questi afosi pomeriggi la ascolti. Ma non ho il coraggio di sopprimerla. E ogni tanto dovrò pur darle la soddisfazione di farla parlare, no?

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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