Dialogo della Natura e di un Fannullone*

Scritto da Zazzà Sabato 22 Settembre 2007 14:40
"Basta.
La Natura è la vita. L'ha detto Rousseau.
La Natura è la misura dell'Uomo. L'ha detto Schopenhauer.
La Natura fa schifo. L'ho detto io."
(La Natura, Giorgio Gaber)

Ci sono giorni nella vita di un uomo, nei quali il suo cuore ricerca l'elevazione e l'animo è pressato da insostenibili domande: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il pane e Nutella cade sempre dalla parte della Nutella?
Fu uno di quei giorni (peraltro coincidente con il giorno in cui avrebbe dovuto pagare l'affitto), che un Fannullone, per scampare al temibile avvento del padrone di casa, si rifugiò nel deserto. E, proprio come si dice che accadde un tempo ad un Islandese, egli vide una donna, enorme, semidistesa sulla sabbia, con un gomito adagiato mollemente su una montagna ed un enorme, immenso, colossale fondoschiena ignudo sulla sabbia.

Fannullone: Ma tu sei...
Natura: Mi hai riconosciuta, eh?
Fannullone: ...Tu sei Britney Spears!!
Natura (infastidita e sul punto di schiacciare l'interlocutore con un dito): Imbecille, io sono la Natura, la madre di tutte le cose, l'insopprimibile potenza che anima il mondo, l'unica proprietaria del luogo in cui tutti voi vivete.
Fannullone: Ah...pensa che io stavo fuggendo proprio da uno come te!
Natura: E perché fuggi?
Fannullone: Vedi, Natura (posso darti del tu, vero?), ci sono giorni nella vita di un uomo, in cui egli si pone delle domande a cui non riesce a rispondere. Dei momenti in cui la sua infelicità sembra più palpabile e lo tormenta. E l'umanità sembra così ostinata, fredda, crudele, che si sente solo al mondo. E per giunta è finita la Nutella.
Guarda me: ho cercato in ogni angolo del mondo...
Natura: ...non esagerare, sarai arrivato tutt'al più a Piano Cappelle**!
Fannullone: ...dicevo, ho girato ogni remota località del globo per trovare un posto, uno solo, in cui non fossi costretto a lavorare, e con il mio ozio non nuocessi ad anima viva. Eppure in ogni luogo il lavoro è come una malattia che infetta gli uomini, costringendoli a svegliarsi presto la mattina e pronunciare parole quali "intraprendenza", "dinamismo",  "teamworking", "problem solving", "capacità di pianificazione".
Gli uomini, giunto il momento in cui (ahimé) abbandonano l'ozio (che tra loro chiamano solitamente "università"), cominciano a redigere delle arcane pergamene piene di bugie sulle loro qualifiche ed  attitudini in un numero esorbitante di copie, e distribuirle a chicchessia, nella speranza che qualcuno dei destinatari del plico, detto "curriculum" (notare la radice della parola che richiama chiaramente l'atto della sodomia da parte del datore di lavoro), conceda loro di guadagnarsi da vivere.
La redazione del curriculum è un'impresa colossale: il testo deve essere polimorfo e sibillino quanto una canzone di Tiziano Ferro, in modo che ogni destinatario possa dare un'interpretazione personale e riconosca nel candidato la figura professionale ricercata, sia essa indifferentemente un commesso dell'Esselunga o un ingegnere nucleare.
Il 70% dei curriculum finirà in un cestino, il 15% verrà riutilizzato per scriverci delle note, un altro 10% sarà piegato in 4 e sistemato sotto il piede di una scrivania traballante.
Un misero 5% giungerà sulla scrivania di un direttore del personale, che, senza perdere un solo attimo del suo tempo a leggerlo, focalizzerà la propria attenzione su una sola frase, dettata da una musa insolente al distratto redattore, che sicuramente ignorava il senso di essa mentre la stava scrivendo: "Massimo spirito di adattamento e flessibilità". In virtù di questa dichiarazione, l'aspirante lavoratore verrà assunto con un contratto interinale (parola derivante dal latino "interim", che significa "lavori quando lo dico, ergo leccami i piedi, e non dico altro perché sono un signore"), per svolgere mansioni di:
- ragazzo del bar
- addetto alle fotocopie
- donna delle pulizie
- spugnetta per francobolli
Orario di lavoro flessibile (che prevede 15 ore lavorative al giorno spalmate nell'arco delle 24 ore), straordinari non pagati e fine del lavoro allo scadere dei 3/6 mesi di contratto.
Ora io mi chiedo: perché deve accadere tutto ciò? perché non posso vivere una vita in cui il lavoro non esista e possa dedicarmi interamente al cazzeggio? perché...
Natura: Basta! Hai rotto i *24020* (c.a.p. di Boario)!! E che *87062* (c.a.p. di Cariati), una se ne viene nel deserto per non essere seccata da quelli come te e potersi dedicare tutto il giorno al fancazzismo e tu vieni qui e mi propini questo panegirico sul mondo del lavoro!??!? Sparisci!

Mentre stavano in questi e simili ragionamenti, giunsero due direttori del personale e trascinarono via il Fannullone. Ma narrano alcuni che un forte vento seppellì Fannullone e direttori sotto un'enorme torre di sabbia a forma di Centro per l'Impiego. E nessuno ne sentì più parlare.

(*) Liberamente ispirato al "Dialogo della Natura e di un islandese" di Giacomo Leopardi.
(**) Amena località a pochi chilometri dalla casa del Fannullone.


Attenzione: Questo post costituisce la seconda prova di Quorum! (magari se avete tempo andate a leggere il tema da onanismo mentale che ci avevano assegnato per la prova suddetta...ne sarà valsa la pena)
Avrebbe dovuto essere un racconto intimista e introspettivo.
Mi dispiace ragazzi, ma quando penso all'infinito non ci riesco proprio a rimanere seria!


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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