Io e il mio diaframma

Scritto da Zazzà Venerdì 19 Ottobre 2007 14:29
"Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor..."
(Vesti la giubba, aria da I Pagliacci, Ruggero Leoncavallo)

Oggi ho avuto il singhiozzo. Ovvero una sindrome caratterizzata da involontarie e ripetute contrazione del diaframma, dovuto ad una alterazione del nervo frenico, deputato al controllo del funzionamento dell'organo suddetto. Io ho un pessimo rapporto con il mio diaframma. E con questo non intendasi nulla che ha a che vedere con la contraccezione o con la fotografia, niente di tutto ciò.
Sono affetta da singhiozzo praticamente dalla nascita. Mi viene quando rido, quando mangio troppo in fretta, quando respiro male e spesso anche senza un motivo apparente. Ho il singhiozzo almeno una volta al giorno.
Oggi ho avuto un attacco particolarmente fastidioso, di quelli che non permettono neanche di assolvere ai compiti basilari della vita quotidiana tanto mi scuotono. Così, mentre scrivevo, all'improvviso e senza alcuna causa, ho cominciato a saltare come una pulce col Ballo di San Vito, e il mio scritto sembrava redatto dal sismografo di Zafferana Etnea. Imprecavo a gran voce, come sempre, col malcelato terrore che quella contrazione involontaria dalle cause ignote non cessasse più. Avete presente quando leggete quelle notizie da Guinness dei Primati del tipo: “Uomo originario del Dokatzostan ha il singhiozzo da ventordici anni consecutivi”? Ecco, questo è ciò che temo io. E, al di là dell'improvvisa e insperata fama che un tale evento potrebbe procurarmi, non vorrei mai che ciò accadesse.

Solitamente ricorro ai rimedi tradizionali.
Il primo, il più rapido e comodo: trattengo il fiato. Cerco di trattenerlo più a lungo possibile, proprio finché non divento viola. Dopodiché respiro e, puntualmente mi vengono fuori una decina di singhiozzi in rapida successione come se il mio diaframma cercasse di recuperare il lavoro accumulato durante l'apnea.
Il secondo mi ricorda una tortura da Malleus Maleficarum: ingoiare un gran numero di piccoli sorsi d'acqua. Il trattamento si protrae finché non mi sento gonfia come un otre e ad ogni singhiozzo (che nel frattempo non è passato) si sente una vaga eco gorgogliante simile ad uno sciacquone.
Il terzo è impraticabile se nessuno mi aiuta: procurarsi uno spavento improvviso. Quand'anche i miei cari si rifiutino di venirmi in ausilio, mi rivolgo allo strumento informatico, andando su Google Immagini, selezionando come chiave di ricerca “Immagini grandi” e cercando una foto a tutto schermo di Boy George. Ma neanche questo funziona, nonostante mi sia assicurata un sonno tormentato e costellato di incubi per almeno una settimana.
Con il quarto rimedio, la mia speranza di risolvere lo spiacevole inconveniente si rifugia nella superstizione: si tratta di recitare velocemente una filastrocca ai limiti dello scioglilingua per invocare una improbabile antropomorfizzazione del Singhiozzo affinché vada ad affliggere la propria madrina (presumibilmente di Battesimo). La filastrocca che io conosco recita pressappoco così:ù

Singhiuzzo va a puzzo, va a mare, va add'a Cummare
Singhiuzzo va a puzzo, va a mare, va add'a Cummare
Singhiuzzo va a puzzo, va a mare, va add'a Cummare
Vir ca te dice e vienimmell'a dice *

In genere, nonostante impieghi un certo numero di tentativi per recitare correttamente la strofetta, nemmeno questo rimedio sortisce alcun effetto.
Non voglio neanche dilungarmi su rimedi riguardanti pozioni magiche e strani intrugli (limone, zucchero et similia) utilizzati per placare il disturbo, perché penso che siano piuttosto adatti come emetici.
Fatto sta che, quando ormai ogni speranza è cessata e mi sono tristemente rassegnata a fare la fine del povero signor Osborne, con le lacrime di disperazione che già affiorano agli occhi, mi accorgo con letizia che il singhiozzo è passato.
Ma chi è il signor Osborne?
Il diaframma di Charles Osborne di Anton, nell'Iowa (manco a dirlo, Stati Uniti), un giorno del 1922 all'età di 28 anni si accingeva a pesare un maiale, cominciò a contrarsi ripetutamente ed involontariamente.
E smise solo dopo 68 anni.
E l'anno dopo morì.

(*) Singhiozzo vai a pozzo, vai al mare, vai dalla Comare
Singhiozzo vai a pozzo, vai al mare, vai dalla Comare
Singhiozzo vai a pozzo, vai al mare, vai dalla Comare
Vedi quel che ha da dirti e torna a riferirmelo


+/-
Nome:
Email:
 
sito web:
Titolo:
 
:D:angry::P::H::idea::love::B)::no-comments::ooo::piange::?::(
:imbarazzo::):S:;):0
 

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

 

Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



2011 (7)
2010 (36)
2009 (1)
2008 (36)
2007 (84)