Così parlò Zazzathustra
Scritto da Zazzà
Domenica 13 Gennaio 2008 13:52
“Febbre
No, non posso stare qui
Non vuoi piu` stare qui
Vento, ghiaccio
Mi trasforma in fuoco
Febbre!”
(Febbre, Litfiba)
“Beati sono i sonnolenti: perché presto si addormenteranno”
(Così parlò Zarathustra, Friedrich Wilhelm Nietzsche)
No, non posso stare qui
Non vuoi piu` stare qui
Vento, ghiaccio
Mi trasforma in fuoco
Febbre!”
(Febbre, Litfiba)
“Beati sono i sonnolenti: perché presto si addormenteranno”
(Così parlò Zarathustra, Friedrich Wilhelm Nietzsche)
Risorsi dalle mie ceneri per portare a voi, umili penitenti della blogosfera, la Buona Novella.
Ebbene sì, per una lunga, interminabile settimana ho vissuto nel mio giaciglio come un'eremita, in preda al delirio per la febbre alta. Per espiare le mie colpe ho guardato per un'intera giornata il palinsesto di Italia 1.
A sera ho avuto una visione di Enrico Papi che conduceva un programma con una serie di sgallettate bionde che il presentatore assicurava essere particolarmente acute, tipo una Rita Levi Montalcini re-incarnata nel corpo di Valeria Marini. Tuttavia gli esemplari femminili in questione erano i più stupidi che lo staff di Italia 1 potesse trovare.
Il programma era un quiz in cui un concorrente avrebbe dovuto battere una sfilza di bionde in test di cultura generale. Per fortuna tutti i concorrenti avevano un quoziente intellettivo pari alla radice quadrata di quello della media delle bionde, per cui quello che ad un maschio normodotato sarebbe sembrato un compito facile facile, ai concorrenti doveva sembrare una lotta impari. Enrico Papi sembrava star conducendo un'altra trasmissione, e in più dava l'impressione di aver assunto massicce dosi di cocaina. Come credo qualsiasi uomo saggio farebbe per sopravvivere, grazie alla spersonalizzazione data dagli stupefacenti, alla conduzione di una *86096*ata (c.a.p. di Macchiagodena) come quella.
Per quanto riguarda me che lo guardavo, non ero sotto effetto di stupefacenti, ma ho resistito fino alla metà del programma avvolta nel delirio della febbre. E poi non avevo il telecomando né il coraggio di alzarmi, visto che l'ultimo tentativo era terminato in una capocciata alla libreria per reggermi in piedi. E poi mi sono addormentata.
Questa serata fu solo il culmine di un calvario di cui porto ancora il segni addosso sotto forma di una tosse virulenta. Ma per fortuna mia madre mi è venuta incontro propinandomi uno sciroppo sapientemente consigliatole dalla farmacista.
La farmacista è sadica.
Su un lato confezione c'è scritto: “Agli estratti di lavanda (*********) e mandarino (***********)”, dove gli asterischi indicano il nome scientifico delle piante.
M'illudevo di aver acquistato un medicinale non solo alle erbe, quindi per gran parte naturale, ma anche dotato di un buon sapore. Tipo quegli sciroppi amarognoli con uno strano retrogusto dolce, quelli che danno ai bambini e che provocano un'acuta sindrome da dipendenza.
M'illudevo.
Trattasi non di un semplice medicinale, ma di una sostanza densa e vischiosa di color “giallo-andato-a-male” dall'intenso sapore di zolfo e decomposizione. Il solo dispenser da me lasciato sul lavandino in attesa di esser lavato è riuscito in un quarto d'ora a regalare a tutta la cucina un rivoltante odore di marcio. Adesso quando alito la mia famiglia sente l'odore dell'inferno.
Sopravvissuta anche a questa mefistofelica trasformazione, appena la febbre mi è passata sono riuscita perfino a guardarmi allo specchio senza piangere.
Vi ricordate quando avevo dichiarato che basta non curarsi per una settimana e anche la Bellucci inizia a somigliare a Mario Brega? Bene, se la Bellucci diventa Mario Brega, una comune mortale diventa PEGGIO. Una donna comune senza curare il proprio corpo per una settimana e più perde ogni fattezza umana, smarrisce ogni connotato che possa vagamente ricondurla alla propria specie. E considerate che mia madre mi ha impedito, sotto minaccia di un coltello Shogun, di avvicinarmi all'acqua per evitare che la mia situazione si aggravasse.
Ma anche a questo sono sopravvissuta e con una pazienza certosina ho ricomposto la mia figura e, come l'Araba Fenice, sono risorta dalla cenere.
E stamattina ho anche notato che ho superato le 10.000 visite.

Se si esclude il 15% che ha sbagliato indirizzo, posso arguire che circa 8557 di voi sono giunti in questo luogo di nullafacenza a godere delle mie rivelazioni.
Grazie!

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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