Buona Pasqua (se vi fa piacere...)
Scritto da Zazzà
Domenica 23 Marzo 2008 13:36
“Well its got to be a chocolate jesus
Make me feel good inside
Got to be a chocolate jesus
Keep me satisfied”
(Chocolate Jesus, Tom Waits)
Make me feel good inside
Got to be a chocolate jesus
Keep me satisfied”
(Chocolate Jesus, Tom Waits)
La solerzia di mia madre nel servire la pastiera mi comunica un messaggio inequivocabile: è Pasqua. Tra le feste tradizionali un po' bistrattata, sicuramente dimenticata dai più, a differenza di un Natale globalizzato ed invadente.
Ma d'altra parte, che può avere di bello la Pasqua?
Già di suo è la commemorazione di un evento triste, perché per quanto seguito da una risurrezione, si tratta sempre di un funerale; ogni anno i credenti sembrano stare sulle spine fino al sabato santo, perché magari quest'anno ci sarà un coupe de théatre. Invece la Pasqua è un po' come il Festival di Sanremo, si sa già come va a finire, chi sono i protagonisti e che inevitabilmente il regalo consisterà in un uovo.
Quando eravamo bambini, la Pasqua era un po' la sorella zitella del Natale, con le sue vacanze brevi, che duravano una misera settimana, niente regali e una serie interminabile di obblighi sociali da onorare.
La Settimana Santa era funestata da interminabili funzioni religiose, intervallate da estenuanti sperpetui canori in latino, il tutto culminante nella Via Crucis: un calvario su per una salita che porta al colle più alto del paese, pendenza 20%, umidità 99%, temperatura -5° Celsius, con con il ragazzino dietro che ti pesta il calcagno ad ogni passo e quello davanti affetto da una insostenibile flatulenza. Roba che in confronto era meglio portare il cilicio un paio di giorni. E si consideri che il venerdì santo è giorno di digiuno.
Ci svegliavamo all'alba della domenica con una mostruosa crisi d'astinenza da zuccheri, perché i dolci ci erano vietati nel periodo di penitenza, ansiosi di aprire il nostro uovo di cioccolata.
Ogni parente che rendeva omaggio alla famiglia recava in dono, inevitabile come la morte, il tondeggiante dazio di cacao, che sembrava celare un tesoro di inestimabile valore nel suo ventre. La mamma lo metteva da parte in fila con gli altri intimando minacciosa: “Prima di aprire un altro, finisci quello che hai già rotto”. E, per ingordigia, per curiosità, per spirito di avventura, il piccino consumava tutto l'uovo prima di passare a quello successivo, nella speranza di trovare finalmente una sorpresa che riuscisse a sorprenderlo; speranza tradita quando, dall'ampia cavità di cioccolata dell'uovo successivo, spuntava:
a) una macchinina (nell'uovo di una bimba)
b) una collanina con il ciondolo a cuore (nell'uovo di un bimbo)
c) un temperamatite di una forma improponibile (unisex, sebbene non riscuota grande successo tra nessuno dei due sessi)
Si andava avanti così più o meno per tutta la giornata. Al tredicesimo parente solo al sentir nominare la cioccolata eri sul punto di dare di stomaco e rinunciavi al piacere della scoperta.
I tempi cambiano: i giocattolai cercano di rendere questa festa meno invisa ai più piccini, lanciando sul mercato delle uova di plastica enormi e piene di giochi, come se fossero state deposte da un brontosauro targato Mattel. Le uova sono personalizzate in base a che si tratti di un maschietto o di una femminuccia e per comprarle i genitori accendono un mutuo. E non c'è neanche un grammo di cioccolata.
Al posto della Via Crucis, si guarda La Macellazione di...ehm, volevo dire La Passione di Cristo di Mel Gibson alla tivù: tre ore di raccapricciante spargimento di sangue, rigorosamente in aramaico sottotitolato, volutamente esasperato nelle scene di violenza. Un Cristo che nella prima mezzora perde il doppio del sangue che è contenuto in un corpo umano medio. Per un ragazzino sarebbe più educativo Non aprite quella porta.
I dolci tradizionali di Pasqua non esistono più. L'altro giorno a La prova del cuoco un sedicente chef ha creato un (a suo dire) originale e gustoso esempio di arte culinaria mettendo in mezzo uovo di cioccolata della panna e qualche fragolina di bosco. Ma va? Allora so cucinare anch'io!

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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