Appocundria

Scritto da Zazzà Sabato 14 Luglio 2007 17:06
"All by myself
Don't wanna be
All by myself...Anymore"
(All by myself, Celine Dion -
Omammamia che canzone da disperati!)

Inutile negarlo: questa è e deve rimanere una serata di "appocundria".
E' sabato sera. Il mondo intorno a me festeggia l'appropinquarsi del dì di festa. Perfino i miei genitori, che notoriamente non escono da mesi, si stanno preparando per uscire.
Ed io affondo le cucchiaiate nel gelato squagliato come la peggiore protagonista sfigata del peggiore serial americano, sola in casa e spaesata come un'anguilla nel deserto.

Fermi tutti! Squilla il telefono!
Hanno riattaccato. Forse avevano sbagliato numero.

In ogni caso sono quelle sere che adotto la mia tattica per allontanare il pessimismo cosmico.
Parola d'ordine: non pensare. Fa' tutto ciò che ti riesce di fare nel frattempo, ma non pensare.
E le mie tecniche a tal fine sono svariate. Di solito prendo un film horror Giappo-coreano, e lo metto nel lettore DVD della cucina (non ci sono i miei quindi posso prendere possesso della cucina - e del lettore - senza pericolo di venire lapidata). Mi circondo di cibarie ipercaloriche assolutamente insane e mangio come una bulimica di ritorno da una vacanza in Biafra. Nei casi più disperati ballo da sola per la casa come Liv Tyler nell'arcinoto film, oppure mi dedico ad operazioni di ceretta estrema, di quelle che ci vuole la concentrazione ed il sangue freddo di un sminatori in Afghanistan.
Ed è questo che farò stasera.

Dal momento che la serata è fiacca e l'uditorio non è molto attento (ma quale uditorio? Se ne sono tutti andati in giro a gozzovigliare!), godetevi la Filastrocca del Fannullone, gentilmente offerta (a loro insaputa) dallo staff del sito Marasma site:

Il lunedì, ch'è il dì dopo la festa,
o Dio, che mal di testa,
non posso lavorare!
Il martedì mi siedo sulla soglia
ad aspettare la voglia
che avrò di lavorar.
Il mercoledì preparo i miei strumenti,
ma ahimè; che mal di denti,
non posso lavorar.
Il giovedì, che fa così bel tempo,
davvero non mi sento
di andare a lavorar.
Il venerdì, ch'è il dì di passione,
mi sento in devozione,
non posso lavorar.
Sabato si ch'è proprio il giorno buono:
ma per un giorno solo,
che vale lavorar?


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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