AAA - Stomaco in buone condizioni cercasi. Astenersi perditempo.
Scritto da Zazzà
Mercoledì 25 Luglio 2007 16:35
"...e poi abbiamo casse di "Maalox"
per pettinarci lo stomaco"
(Tra palco e realtà, Ligabue)
per pettinarci lo stomaco"
(Tra palco e realtà, Ligabue)
Serata moscia...
Compilo un post-testamento nel caso non dovessi sopravvivere. Sono infatti vittima di un triste dolore gastrico di origine ignota, riconducibile (ma non totalmente identico) al dolore provato quando si viene colpiti da cazzotti allo stomaco. Con una nausea occasionale. Forse sintomo di una malattia ignota, più probabilmente normale conseguenza dell'abuso di gelato degli ultimi giorni.
Lascio il mio cervello di notevoli capacità alla scienza. Usato garantito, come nuovo.
Lascio tutti i miei scritti alla storia affinché renda essi onore.
Lascio i miei debiti ai miei creditori affinché si estinguano per reciproca compensazione.
Terminato il testamento pongo una domanda necessaria all'uditorio: c'è un medico in sala?
Voglio la mamma! E invece lei è uscita, lasciandomi sola e ignorando la mia sofferenza...In quei momenti in cui chiunque desidererebbe una mamma premurosa e lungimirante come la madre della Belva umana nell'omonimo film di Fracchia (nella magistrale interpretazione di Gigi Reder), mia madre si è resa assente, e non prende iniziative per chiamare i migliori medici, guaritori, cerusici e sacerdoti al mio capezzale.
E dunque, cercando di alleviare le mie sofferenze mi distraggo guardando un film sconosciuto, genere commedia eroticomica anni 70, trasmesso da una rete locale di cui non dico il nome (che porta il nome dell'isola dei Faraglioni), con l'immancabile Fenech e un'insolita ambientazione rinascimentale. Stupendomi dell'accuratezza di costumi, scenografie e inquadrature di posteriori femminili. Sventolandomi, per il gran caldo, con un caratteristico ventaglio simil-spagnolo con stampe floreali.
Addio mondo crudele.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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