Coffee and cigarettes
Scritto da Zazzà
Giovedì 13 Settembre 2007 14:44
"Nà tazzulella 'e cafè,
cu 'a sigaretta 'a coppa pe' nun vedé
che stanno chine 'e sbaglie,
fanno sulo 'mbruoglie:
s'allisciano, se váttono
se pigliano 'o ccafè"
(Nà Tazzulella e Cafè, Pino Daniele)
Non sono una maniaca del caffè. No ne prendo in numero eccessivo, non sono la mia droga, non muoio se ne faccio a meno.cu 'a sigaretta 'a coppa pe' nun vedé
che stanno chine 'e sbaglie,
fanno sulo 'mbruoglie:
s'allisciano, se váttono
se pigliano 'o ccafè"
(Nà Tazzulella e Cafè, Pino Daniele)
Ci sono vari tipi di consumatori di caffè.
C'è chi ne beve uno all'ora per tutta la durata della sua giornata lavorativa, più uno la mattina e uno a pranzo, ed uno in tarda serata quando smonta. Per un totale di 8 + 2 + 1= 11 caffè, più eventuali straordinari. Di solito si tratta di grandi fumatori, di quelli che sono sempre iperattivi come dei cocainomani e se non prendono il caffè mattutino ringhiano come dei rottweiler.
C'è chi ne beve pochi, pochissimi, anzi nessuno, altrimenti lamenta insonnia anche per numerose settimane. Ma dico io, un caffè tutt'al più può toglierti il sonno per una notte, ma solo se lo prendi dopo le 7 di sera, altrimenti hai un problema, cocco! Personalmente, mai sofferto di questi sintomi, riuscirei a dormire anche dopo aver bevuto una Bialetti da 12 intera. Come un sasso.
C'è anche chi dice: "Giusto un goccio, mi bagno solo le labbra". E tu ti fidi, porgi la tazzina confidando nell'eventualità che essa torni quasi piena...ma la tazzina non torna affatto.
C'è chi ama gli Starbucks, quella specie di sciacquatura di piatti in confezione da due litri. Dicono che fa tendenza. Ma si sa che io non sono una che va dietro alle mode del momento.
Personalmente io mi giudico un po' come quel personaggio che il buon Steve Buscemi definirebbe una "Mosca da bar".
La mosca da bar arriva al bar prediletto dopo una doverosa sosta al Tabacchi, più o meno verso le 11 del mattino. Tuttavia, quando ha da fare (ha mai avuto da fare?) riesce ad arrivare anche verso le 9.
Non prende mai il caffè al bancone, quando è costretta a farlo è sacrificata, e si appoggia in angoli remoti con la tazzina e il piattino al seguito cercando un po' di privacy dagli altri avventori.
Alle 9 ha una relativa fretta. Si siede al tavolino intabarrata nella giacca, ha sicuramente sbagliato l'abbinamento dei colori dei vestiti, incazzata nera, ha la faccia di Gattuso durante un'azione e sbraita contro qualsiasi forma di vita le rivolga la parola. Gli occhi semichiusi e lo sguardo spento si intuiscono attraverso gli occhiali scuri che riparano la pupilla ancora dilatata e arrossata da sole, vento e intemperie. A quest'ora non toglie gli occhiali neanche se è buio pesto: se è nuvoloso, inizia a sospettare un eclissi; chiede di andare in bagno e urta contro ogni cosa nel bar; paga il conto riconoscendo il denaro al tatto. Consuma un caffè nero, bollente, amaro e se possibile di gusto nauseante: il disgusto la aiuterà a recuperare più in fretta le funzioni cerebrali. Rolla il suo tabacco in maniera nervosa, riempiendo il tavolo di scorie ed ottenendo una sigaretta disastrata almeno quanto quelle di Gighen, l'amico di Lupin III, che fuma con voracità tossendo come una ciminiera in disuso.
Arrivando alle 11, invece, si può anche prendere il tempo di togliersi la giacca e finanche di rivolgere un sorriso alla cameriera. Indossa abiti particolarmente sgargianti e ha curato in particolar modo la resa grafica dei colori dei vestiti in base al livello di nuvolosità del cielo, calcolato in modo da dare la giusta luminosità ai tessuti. Indossa gli occhialoni e si atteggia da diva. Eventualmente li toglie per rivolgere sguardi coinvolgenti a chi le sta intorno. Parla, parla, parla, è affetta da una logorrea insanabile. Consuma un caffè macchiato su cui ama disegnare forme con il cacao, eventualmente ordina anche un dolce. Rolla una sigaretta di forma perfettamente cilindrica, ci mette circa una mezz'ora, ma alla fine è molto soddisfatta del suo lavoro; poi la fuma mantenendola in alto e gesticolando molto.
Ovviamente, si pone l'obbligo di una nuova sosta dopo pranzo: la mosca arriva al bar in un orario compreso tra le 13 e le 15. Gran parte del fascino da diva delle 11 si è eclissato: la mosca è diventata compagnona. Il giusto accoppiamento dei colori è cambiato grazie all'influenza di più fattori quali il trucco sfatto, i capelli spettinatissimi e le macchie di sugo sulla maglietta. Il cibo ha causato una metamorfosi tra l'euforico ed il narcotico: il viso si riempie di una vacuità misteriosa, ride ad ogni frase detta da chiunque, fa battute idiote. Tiene su gli occhiali perché si è scordata di toglierli. Ordina un caffè, senza aggettivi, tanto berrebbe qualsiasi cosa le venisse portata, e poi ci fuma su una sigaretta particolarmente satisfattoria, che aveva rollato prima di pranzo, dopo averla tenuta per tutto il tempo sull'orecchio.
Ah, dimenticavo. Il tempo medio di permanenza per ogni sosta è di circa due ore/due ore e mezza.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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