Giano - Secondo episodio

Scritto da Zazzà Lunedì 29 Ottobre 2007 14:22
Premessa: Questo post partecipa a Quorum e costituisce la seconda parte di un racconto ad episodi scritto a sei mani con due illustri colleghi, Capitan Charisma e Volso.


--- Continua dal primo episodio

Si fece il silenzio. Roby roteava il coltello disegnando l'aria di spirali e l'uomo legato alla sedia sgranava gli occhi ipnotizzato dalle rotazioni.
“Vedi questi uomini? Sordi, ciechi, ora più vivi di quanto non lo siano stati in cent'anni di vita? Non lo vorrei, ma sto regalando loro un istante di gloria”.
Le spirali si strinsero. Incrociarono il collo dell'uomo seduto e lo morsero lentamente, come voluttuose. Un grido lacerante.
Le mani di Alex, legate come un nodo sul manico del coltello, si sciolsero, l'arma bianca cadde con un rumore freddo e piatto; la bocca implorò un urlo che la gola si rifiutò di produrre. Mentre Roby elaborava nuovi concetti di geometrie sul corpo non più vivo del suo ostaggio, ormai libero, le membra rilassate, il viso immerso in un'espressione estatica.
“Come hai potuto? Perché? Noi volevamo dei soldi, volevamo, mica ammazzare così un uomo! Mica fare gli stronzi così guarda quanto sangue, guarda, guardati intorno! Ci hai messo nella merda tutti e due, Roby, sei un fottuto macellaio!”
“Calmati, cazzo!”
La voce di Roby a volte aveva il potere di far vibrare il torace di consapevolezza; Alex sembrò richiudersi in sé, piegato nella volontà, soppresso da quella voce, più che dal coltello che ora Roby puntava verso di lui. “Guardati” La voce si placò diventando quasi seducente. “Cosa volevi? Soldi? Pace? Figa? Prender casa ai tropici fottendotene di tutto? Non ti rendi conto di essere un fottuto represso, frustrato dagli stronzi come lui, da quelli che hanno tutto in mano? Sì, anche il potere di vita o di morte su quelli come te...Sì, questo stronzo che ora penzola sulla sedia come uno straccio, proprio quello a cui ho ricamato il collo poco fa, avrebbe potuto ucciderti, come e quando avesse voluto, ma non con il coltello come un vero uomo, no. Ti stanno portando alla pazzia, ti stanno incatenando per succhiarti l'anima e neanche te ne rendi conto...E qui o ai tropici o in qualsiasi angolo del fottuto mondo è sempre lo stesso, Alex, per gli agnellini come te, sempre a testa bassa, sempre pronti ad obbedire. Ma anche gli agnelli a volte diventano tigri...E ruggiscono!”
Si volta di scatto e con un taglio netto disegna una ferita come una chiave di basso sul volto dell'altro ostaggio, strappandogli un grido soffocato, trattenuto sulle labbra dalla morsa del bavaglio.

Il silenzio era ora interrotto solo da un mugolio affannoso e sibilante prodotto dall'altro uomo, legato alla sedia col beneficio di avere quella breve pausa prima della soluzione finale. Roby si era allontanato. Sigaretta tra le labbra, sfilata la camicia girovagava a petto nudo gongolante come un ragazzino. Sputava in terra e riprendeva a bisbigliare qualcosa come una canzoncina ritmata o una preghiera blasfema, che rimaneva incagliata sul filtro senza uscire dalla bocca e prender forma.
Appena Roby scivolò fuori dalla stanza, sembrò aver abbandonato quella dimensione spaziale. Contemporaneamente i muscoli dell'ostaggio e quelli dell'altro aguzzino si distesero lievemente e Alex si lasciò cadere contro un pilastro sporgente dal muro. Li si poté sentire sospirare insieme.
“Io...non so che cazzo gli è preso” sibilò Alex con quel che gli restava della voce “noi dovevamo...dovevamo prenderci i soldi, non ammazzarvi” Si avvicinò all'uomo quasi fino a toccarne la fronte con la sua, mentre quello iniziò a gemere più forte e a dimenarsi tra le corde. “Calmati. Ti devi calmare! Ci daranno quei cazzo di soldi, tu te ne andrai a farti fottere e non ci vedrai più finché campi. Dai, ti pare che quello ammazza pure te? Tu ci servi amico, tu sei la chiave per scappare da qui” Rassicurava se stesso più di quanto cercasse di rincuorare l'ostaggio. E sapeva che Roby, se lasciato agire, avrebbe potuto ucciderlo come l'altro, con lo stesso invariato sadismo. “Dobbiamo fuggire amico. Roby ha ragione sai? E' un mondo che ci succhia l'anima ed io...io non sono abbastanza forte, non so sostenere il peso di una vita sulle spalle. E sento di avere dentro...una tale poesia, un tale vigore, tanta vita che neanche se la immaginano gli stronzi come te...quelli che possiedono il mondo. Ma non riesco a muovere un dito, non riesco neanche a parlare, ti ricordi quella volta che mi rimproverasti nel tuo ufficio per l'affare con i Martini&Rossi andato a monte? Sì, quella volta avevo mille giustificazioni, e anche tu, sì, tu lo sapevi che non avevo colpe eppure mi attaccasti con un tale fiume di parole, accecate, violente, sadiche...che io non seppi cosa dire, rimasi come un cazzone ad annuire...eppure...ma và che ti sto a dire sté cazzate. Tu neanche te le ricorderai sté cose, quelli come te non sanno neanche che esistono gli stronzi senza palle come me” L'uomo seduto, disperato, si cagava sotto e piangeva come un bambino.
Alex gli tolse il bavaglio. Quello non urlò e rimase docile e insanguinato come una bestia sul banco da macello. E fu così che Alex vide. Per un attimo rivide le rotazioni ipnotiche del coltello di Roby, inalò l'odore aspro della ferita sul volto dell'uomo e quello nauseante della sua paura.
Fu un istante. Sapeva cosa avrebbe fatto Roby, era come se lo avesse davanti agli occhi, era come se vedesse la lama già ritagliare nuovi spazi sulla carne che aveva lì a pochi centimetri dal volto, striata di sangue, di muco e di lacrime.
Fu un istante. Girò intorno alla sedia, tagliò furiosamente le corde, e la spinse con un calcio. L'uomo ruzzolò in terrà. Rimase qualche istante in terra quasi ad attendere istruzioni. E Alex, per tutta risposta, si voltò verso il muro e si sedette per terra.

--- Continua nel terzo episodio


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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