Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Scritto da Zazzà Venerdì 02 Novembre 2007 14:20
"We lied to each other so much
That in nothing we trust"
(Trust, Megadeath)

Vi è mai capitato di leggere un blog (prima di adesso)?
Sapete cos'è una “blog star”?
Leggete più o meno regolarmente un blog frequentato da un numero tot di utenti e con un numero di blog reactions su technorati almeno a 4 cifre?
Allora potreste essere vittime del viral marketing.
Avete presente questa iniziativa qui e questa qui, tanto per citarne alcune? Sono iniziative “viral”. Solo che almeno di base c'è una giusta causa. Quindi non mi tiro indietro e accetto di veicolarla. Gratis peraltro.
Dicevo, tuttavia, se leggete un blog di una blogstar (o presunta tale), potreste essere incappati in una pubblicità senza rendervene conto. Qualcuno potrebbe aver pagato il vostro blogger di fiducia per esaltare, più o meno velatamente, gli incomparabili pregi di un prodotto in uno dei suoi post.

Questo è Nabaztag:



Nabaztag è una parola armena che significa (preparatevi a stupirvi) “coniglio”.
Nabaztag possiede una connessione Wi-Fi con la quale vi informerà quando avete ricevuto una mail, oppure quando il tempo inizia a peggiorare, oppure quando è il momento di portare il cane a far la pipì. Nabaztag sa parlare, o meglio sa leggere ad alta voce i vostri messaggi, in 16 lingue. Nabaztag illumina le lucine colorate che ha sul pancione, muove le orecchie e produce suoni. Il suo prezzo è approssimativamente 135 euro, con la possibilità di comprare orecchie colorate di ricambio (dai 6 ai 12 euro circa). Misteriosamente di Nabaztag sembra innamorata l'intera blogosfera: chi lo vuole a tutti i costi, chi l'ha già comprato (allora lo dimostri, dico), chi chiede all'incauto lettore di regalarglielo...
Peccato che Nabaztag abbia un costo esorbitante per essere poco più che un pupazzo rompi*60030* (c.a.p. di Belvedere Ostrense) che ogni tot minuti ripete con voce meccanica delle informazioni prive di alcuna utilità; e peccato che fondamentalmente sintetizzi quello che possono fare separatamente (e molto meglio) un cellulare di ultima generazione e un soprammobile di pessimo gusto comprato in un negozio cinese. E poi, personalmente, lo prenderei a martellate ogni volta che tenta di declamarmi le mie mail di spam...


Questa invece è Eolo:



Nulla a che vedere con i sette nani, Eolo è un'automobile ad aria compressa, quindi non produce nessun tipo di residuo o fumo inquinante. Eolo, inoltre, è interamente realizzata con alluminio,  canapa e resina. Eolo fu presentata nel 2001 da Guy Negré per conto dell'azienda lussemburghese MDI (Moteur Developpement International) e da allora è ri-presentata con cadenza annuale e con progetto sostanzialmente invariato. Ma Eolo non è ancora apparsa sulle nostre strade. In compenso vanta un numero altissimo di comparse su caselle email, blog, articoli di intellettualoidi pseudo-ambientalisti rivoluzionari. Ogni volta che Eolo compariva, nessuno dei media veicoli di un tale successo tra il popolino citava una, dicasi una sola, fonte. Tutt'al più in fondo a qualche mail appariva la dicitura: “Fonte: Gazzetta del Sudafrica (???)” oppure “Pravda (???!!)”.
Peccato per la povera piccola Eolo. Peccato che produrre qualcosa come una decina di prototipi di Eolo sia costato 15 milioni. Peccato anche che durante la prova su strada, l'aria compressa produca uno scarico a -20° Centigradi che ha causato la formazione di ghiaccio nel motore e un imbarazzante spegnimento dell'automobile dopo pochi metri di corsa. Peccato ancora che la MDI sia stata trascinata in tribunale dalla Eolo Auto Italia, che a fronte di grossi investimenti non ha ricevuto un solo componente dell'auto, non ha avuto nessuna delucidazione in merito ai rendimenti di Eolo e ha così dovuto licenziare i suoi operai.
[Fonte Il Disinformatico - http://attivissimo.blogspot.com/2006/03/eolo-auto-scomparsa.html]


Questa è una ragazza bruttina dal nome ignoto:

 

La ragazza in questione è la brufolosa e spigolosa protagonista di un video che molte ragazze (me compresa) utilizzano per difendere la propria bellezza ruspante e il proprio make-up artigianale da chi esalta la bellezza ultraterrena e il make-up miracoloso dei modelli che TV e giornali quotidianamente ci propinano. Insomma, ciascuno al giorno d'oggi sa che esiste Photoshop, io ci ho fatto la lucertola che vedete nella grafica del blog, invece ci sono persone che, cattivone, lo utilizzano per ritoccare i piccoli difetti fisici della bellona di turno.
Fatto è che la Unilever, nello specifico il marchio di cosmetici “Dove”, ha voluto con una notevole magnanimità, inaugurare una campagna sociale “Per la Bellezza Autentica”, che faccia render conto ad ogni donna che è bellissima anche se non è alta 1,80 con una taglia 38 e un viso botticelliano.
Peccato che la Unilever abbia come scopo primario sempre quello di vendere i propri prodotti. Tra cui figurano, paradossalmente, tanto prodotti dimagranti (Slim Fast) e cosmetici snellenti (Dove crema corpo rassodante), quanto alimenti che chiunque non esiterebbe a definire cibo spazzatura (Calvé, Algida, Knorr), quanto prodotti pubblicizzati da modelli e modelle al di sotto della soglia di magrezza che possa far credere che sono ancora vivi (profumo Calvin Klein).

In conclusione: per chi ancora non ha capito cos'è il viral marketing, vi lascio un video che fa riflettere. Solo per chi conosce l'inglese. Godetevelo.


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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