La TV che vorrei

Scritto da Zazzà Martedì 04 Settembre 2007 14:55
"So give me Coffee and TV
History
I've seen so much I'm going blind
And i'm braindead virtually"
(Coffee and TV, Blur)

Non sono una grande fruitrice del tubo catodico, e questo già molti lo sanno. In quanto tale non ho grande dimestichezza con il mondo dei telefilm.
Cominciai circa 12 anni or sono. Capperi, come passa il tempo! Dicevo, nei lontani, lontanissimi, sommersi anni 90, per qualche ignota ragione la sottoscritta incominciò a guardare Beverly Hills. Ed iniziò ad adorare quegli otto ragazzini-precisini-perfettini, vestiti di coloratissimi golf, bermuda hawaiiani, vestiti da educanda con fantasie a fiori. E anche io, con la mia cameretta sulle cui mura spuntavano come funghi i poster di questo o quell'attore, comprai un vestitino da educanda. Paradosso dei paradossi, forse l'overdose da Beverly Hills fu la grande svolta della mia vita, di quelle che ti cambiano radicalmente e per sempre.
Una sera me ne stavo stravaccata sul letto dei miei (ancora non c'era una TV nella mia camera) e cominciai a sentire un senso di nausea. Memore della cena a base di peperonata, non detti peso ai sintomi. Finché non fui colta da terribili visioni del mio futuro: cantavo "Oh Happy Days When Jesus Born" la sera di Natale, con un tacchino grande come un brontosauro, burro d'arachidi e sciroppo d'acero. Ed indossavo un vestito da educanda.
Così diventai dark. Ma questa è un'altra storia.
In ogni caso, questa catarsi tragica da eccesso di Gemelli Walsh, mi indusse a spegnere l'aggeggio infernale, infilarmi a letto e leggere un libro.
Da allora non ho più seguito uno che fosse uno serial TV. A parte Sex and the city, del quale ho visto qualche puntata con l'unico scopo di riuscire a parlarne male con dovizia di particolari e smontare l'entusiasmo delle oche che lo guardano* (non che tutti quelli che li guardano siano oche, ma quasi).

E dunque oggi, quasi per sbaglio, mi riscopro ad appassionarmi ad un serial intenso, avvincente e pregno di contenuti.
Navigavo nel sito 100 di questi blog - il quale mi ha pure nominato tra i suoi Blog Day blogs, e per questo oggi lo eleggo ufficialmente "cocco della maestra" (tutti gli altri in ginocchio sui ceci) - e mi sono imbattuta in un link che mi ha condotto qui.

 Un amico per amico

Si tratta di un webfilm. Sissignori, un webfilm, dal tautologico titolo di "Un amico per amico". Il serial narra le travolgenti storie surreal-psichedeliche dei due protagonisti ritratti nell'immagine qui sopra, Bruno e Simone, due liberi pensatori che conducono il mio stesso stile di vita, ad eccezione del fatto che sono teledipendenti e fanno uso regolare di cannabis. Per il resto si può dire che ho sentito crearsi tra me e i due un certo transfert. Insomma, mi piace, ha delle idee brillanti in molti tratti, è girato con un budget abbastanza ridotto ma con molto molto sense of humor. E per di più è stato pubblicato direttamente on line in forma assolutamente gratuita e sotto licenza Creative Commons. Se non è democratico questo!
L'unico problema: la prima serie del telefilm è uscita nell'autunno/inverno del 2006 (sì, chiedo venia, me ne sono accorta solo ora...), ma quand'è che esce la seconda??? Io voglio sapere come va a finire...
Ommamma! Sarò ridiventata dipendente??

(*) Sì, ho il vizio di leggere, guardare ed ascoltare tutto quello che non mi piace con il solo scopo di distruggerlo. Ho letto anche Manzoni e Pascoli.
E' una perversione?


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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