Tutto quello che avreste voluto avere in regalo (e non avete mai osato chiedere)

Scritto da Zazzà Lunedì 13 Agosto 2007 15:40
"Di gadget ne ha perfino nel cappello
dal quale farà emergere un ombrello
o se lo vorrà un martellone così!"
(L'Ispettore Gadget, Cristina D'Avena)

Come ogni mattina appena esco dal coma e prendo coscienza del mondo intorno a me, anche oggi ho letto Google News. Gli autorevoli redattori di AdnKronos mi hanno così informato della notizia che ha stupito la comunità internazionale, dell'invenzione che rivoluzionerà il mondo: la cravatta impiegatizia con ventilatore incorporato.


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Il grigio impiegato da oggi potrà indossare inguardabili camicie giallo canarino in puro acrilico, senza temere la comparsa di orribili pezzature ascellari. Infatti, basterà collegare il curioso dispositivo - manco a dirlo, inventato in Giappone - alla porta USB di un qualsiasi computer per godere della piacevole frescura.


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Ancora ignoto per ora il prezzo di questa chicca tecnologica (o meglio, noto solo a chi mastica il giapponese).

Tutto ciò mi ha fatto tornare alla memoria le ultime pagine di quei fantastici giornaletti da barbiere. In terza o quarta di copertina, solitamente, le accorte case editrici proponevano al consumatore dei gadget fantascientifici, che neanche sull'astronave di Star Trek. Propongo un breve campionario:

1) gli occhiali a Raggi X: un classico intramontabile. Solitamente corredata dall'immagine di una donna che si denudava in un camerino, la pubblicità proponeva intrepide attività masturbatorie ai più scatenati voyeur. Chiunque abbia visto almeno due film di Edwige Fenech ha desiderato di possederne un paio.


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2) la macchina fotografica di James Bond: per chi vuole avere piacevoli ricordi delle proprie avventure poliziesche, fantascientifiche, erotiche (perché, diciamocelo, nelle pubblicità di questo tipo c'era sempre un risvolto erotico, più o meno palese), l'oggettino in questione millanta presunte tecnologie nipponiche e incredibili prestazioni. Si inserisce nel filone della "pseudo-tecnologia", immancabilmente proveniente dal paese del Sol levante, che riempiva le pagine dei giornaletti anni '70.


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3) quelle cose che non si è ben capito cosa sono. Un esempio illuminante: le Scimmie di Mare, chiamate dai più anglofoni "Smallypets". La pubblicità prometteva il proliferare nell'acquario dell'acquirente di un nugolo di animaletti "vivaci ed allegri", che a guardarli bene sembrano dei mostri della laguna in versione mignon.

 
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Per anni tutti ci siamo chiesti con rigore scientifico di che animali si trattasse e perché Piero Angela non ce ne avesse mai parlato. Poi Wikipedia ci è venuta incontro, informandoci del fatto che le "scimmie" di cui si discorreva altro non sono che esemplari di un animaletto chiamato "Artemia salina" e, soprattutto, che non hanno l'aspetto di quelli della pubblicità.

4) i prodotti di bellezza: la promessa di una vita sentimentale e sociale più soddisfacente spingeva (e spinge tuttora) frotte di consumatori a riporre le loro speranze in:
- (per lei) improbabili prodotti snellenti, che la pubblicità dichiara essere in grado di trasformare qualsiasi donna cannone in un figurino.


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- (per lui) inenarrabili farmaci supersviluppanti, in grado di far spuntare miracolosamente i muscoli di Schwarzenegger anche addosso a Woody Allen.


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5) l'infinita serie degli amplificatori, microfoni, ricetrasmittenti, insomma tutti quei dispositivi dalla dichiarata utilità di ascoltare le conversazioni altrui.


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All'inizio il curiosone che bramava questo tipo di gadget ambiva ad ascoltare: la vicina che litigava con il marito; la signora del terzo piano che s'intratteneva con l'idraulico (ed ecco ritornare l'elemento osé); i pettegolezzi della portiera con la fruttivendola. Successivamente i grandi progressi della tecnologia han fatto sì che si potessero ascoltare anche conversazioni via telefono e cellulare, per una conoscenza più approfondita dei vizi e delle virtù del proprio vicinato.

Nota: L'elenco non è assolutamente da ritenersi esauriente, ma è stato redatto a scopo puramente esemplificativo. Se avete qualcosa da aggiungere sentitevi liberi di commentare.


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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