Feticci televisivi
Scritto da Zazzà
Sabato 29 Settembre 2007 00:00
“Televisione televisione
chi è il più bello del rione?”
(Televisione televisione, Jovanotti)
chi è il più bello del rione?”
(Televisione televisione, Jovanotti)
Io non guardo la TV. Nel senso che non guardo i programmi convenzionali o le fiction o quant'altro il tubo catodico riesca a propinarci.
Adoro le televendite, però.
Rimango ore a guardare le presentazioni di prodotti miracolosi, mi piace pensare che in qualche parte del mondo (in genere gli Stati Uniti) sia stato inventato il rimedio ad ogni problema dell'uomo comune, che sia esso un ventre prominente, dei peli superflui, lo sporco tra le fughe delle piastrelle o il taglio di una bistecca.
Le televendite sono lo specchio della vita borghese. Sono un paradiso artificiale di idiozia. E fanno riflettere su quanto il consumatore adori essere preso in giro.
Vorrei proporre una carrellata dei miei personaggi preferiti di questo mondo di plastica colorata e sorrisi ebeti, perché anch'essi meritano un successo che va ben oltre i tradizionali 20 minuti. A mio parere rappresentano l'evoluzione dei tempi molto meglio dei personaggi ormai fossili che si vedono sulle reti nazionali, i vari Baudo, Bongiorno, Costanzo...
Ah, ovviamente in vita mia non ho mai comprato un solo prodotto per corrispondenza.
Il cuoco Tony
Il cuoco Tony è un vero e proprio v.i.p.: ormai è più famoso di Pippo Baudo. E se prima appariva nella televendita come un ospite, adesso lo spazio dedicato ai suoi monologhi ha un più ampio spessore che ci rivela la profondità artistica e soprattutto l'affidabilità del personaggio.
Il cuoco Tony vorrebbe essere la parodia americana di un italiano, popolo notoriamente esperto di cucina: infatti Vissani l'altro giorno ha messo nella stessa ricetta pecorino, vaniglia e limone.
Nettamente sovrappeso, con un istrionico gesticolare e un berlusconico sorriso di cemento, il sedicente cuoco affetta con dei coltelli miracolosi qualsiasi genere di materiale eccetto diamante e cemento armato. Stupefacente il taglio lesto e perfetto del pomodoro maturo.
Gli amici di Mick e Mimi

(grazie a Ridiculous Infomercial Review)
Magari i nomi non vi diranno gran che, ma ovviamente li conoscete. Questi due simpatici anfitrioni conducono lo spettatore nel mondo di un attrezzo di forma fallica, che non si differenzia se non per la forma appunto da un comune frullatore.
Mattina, casa di una coppia di americani medi.
Davanti ad un piccolo pubblico di amici che gli autori hanno voluto rendere il più realistico e verosimile possibile, capace di sfoderare un impressionante campionario di espressioni di meraviglia, Mimi svela uno ad uno i propri segreti culinari.
Con somma gioia di Mick, che appare allegro ed esaltato come se fosse il giorno della sua Prima Comunione, Mimi serve una serie di portate che all'americano medio appaiono appetitose come non mai:
- della pasta verde pistacchio con un angosciante poltiglia simile per colore e consistenza al rigurgito di un bambino
- un sandwich con velleità messicane con gli avanzi del giorno prima, tra cui figura del formaggio marrone e un pollo rigido come un pneumatico Bridgestone
- una salsa guacamole. No comment.
A turno gli amici presenti ci regalano delle autentiche pietre miliari della recitazione, mentre assaporano le delizie preparate da Mimi in pochissimi secondi (regolarmente cronometrati).
Spiccano per presenza scenica Berman, che sembra tornato da un turno di notte all'Alfa Sud oppure al Moe's Pub e soprattutto Hazel, una vecchiaccia tabagista, zitella e acida come uno yogurt magro, con la sigaretta penzolante tra le labbra e la pronuncia biascicata.
Tony il personal trainer

A dispetto dell'omonimia, questo Tony ha ben poco a che vedere con il cuoco dei coltelli.
Tony è un affermato ginnasta e si premura di presentarci l'attrezzo ginnico che ha cambiato la sua vita: e lo utilizza con disinvoltura, esercitandosi per tutta la durata della televendita senza accusare neanche un po' di fiatone.
Tony è muscoloso, tendente al grassoccio, vestito di un tessuto aderente come un salame Negroni. E' più basso di un salame Negroni. Ha un discreto ed elegante codino riccioluto biondo platino. Ma soprattutto è circondato da donne belle e muscolose a cui fa delle spietate avances, suscitano il loro imbarazzo e la loro ilarità.
La signora del robot da cucina

La signora del robot da cucina è probabilmente il primo ricordo della mia vita. Per anni e anni essa è rimasta nell'ombra mostrando solo le sue manine grassocce, con le dita strette negli anelli, la carne che trasbordava dai bracciali e lo smalto messo con una sola striscia sottile al centro dell'unghia, un po' come la capigliatura di Mister T.
Ma da qualche di tempo la signora è uscita dall'anonimato. Con una pronuncia che tradisce le sue origini del Sud della penisola, consiglia caldamente l'acquisto del robot da cucina multifunzione, una macchina costituita da un numero di pezzi quantificabile con una potenza di 10, grande quanto i 2/3 della cucina dell'italiano medio e capace di produrre una varietà di pietanze e prodotti tipici tendente ad infinito. Insomma, il robottone sta alla cucina come l'iPhone sta alla tecnologia.
Non è dato conoscere il costo di questo gioiello della tecnica.
Ma, non so voi, io mi sento meno donna a non averlo.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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Arte e i suoi derivati
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Critiche decostruttive ( 25 ) Cronaca vera ( 15 ) Il web e i suoi abitanti ( 21 ) I cartelli impossibili ( 20 ) Voce del verbo fannullare ( 17 ) Popolo ovvero uno animale pazzo ( 15 ) Scampoli di vita vissuta ( 29 ) Corso di sopravvivenza per disadattati ( 10 ) Andiamo al cinema (ma con la riduzione) ( 5 ) Cotto... e buttato ( 2 ) |
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