Prodotti tipici catodici
Scritto da Zazzà
Giovedì 04 Ottobre 2007 14:35
"Noi siamo piccoli, ma cresceremo
e allora, virgola, ce la vedremo
Chiusa parentesi, riporto sei,
noi siamo piccoli, ma dateci del lei!"
(Sì, ...buonasera!, Renato Rascel)
e allora, virgola, ce la vedremo
Chiusa parentesi, riporto sei,
noi siamo piccoli, ma dateci del lei!"
(Sì, ...buonasera!, Renato Rascel)
Sugli schermi di ogni italiano, oltre alle canoniche sette reti nazionali, riverberano il loro segnale anche centinaia di piccole reti private. Questi Pollicino dell'etere disseminano le loro briciole di spettacolo lungo le giornate, proponendoci alcune volte sgangherati palinsesti fatti di televendite, repliche, telenovelas anni 80 e anche assurdi varietà-contenitore pieni di personaggi al limite della fenomenologia da baraccone.
Ed è proprio la visione di uno di questi freakshow che mi ha folgorato oggi pomeriggio.
Uno di questi fantastici strumenti di diffusione di cultura popolare che sono le reti locali, di cui non faccio il nome (dicendo solo che trasmette da Benevento), mandava oggi in onda una replica di una trasmissione risalente al periodo di Pasqua di chissà quanti anni fa.
Il format è strutturato sulla falsa riga di trasmissioni come il Maurizio Costanzo Show o Buona Domenica, con un forte inserto di pecoreccio (come se Maurizio Costanzo Show o Buona Domenica non ne contenessero già abbastanza). Inoltre, la puntata odierna era nientemeno che uno special che aveva come protagonisti la cultura, la tradizione e il folklore di Bucciano, paese dimenticato da Dio e dagli uomini alle falde del Monte Taburno, nella provincia di Benevento.
La trasmissione in questione solitamente dura più o meno come l'edizione Director's Cut de La corazzata Potemkin ed ha lo stesso ritmo veloce e coinvolgente. Mattatore dell'evento uno spumeggiante conduttore locale, molto famoso nel circondario per i suoi modi compassati e i suoi capelli che sembrano una scultura postmoderna.
Intervallati da lunghi monologhi del lodatissimo sindaco del paesello, dotato di una traballante dialettica in un italiano approssimativo, si esibivano uno dopo l'altro gli ospiti della trasmissione, tra cui da segnalare per lucidità, fotogenia e carisma:
- Il centenario: un signore che di anni ne dimostrava al massimo sessanta, allucinato come Sgarbi, logorroico come Sgarbi, polemico come Sgarbi. Alla domanda: “Cosa mangia per arrivare così fresco e arzillo alla soglia del centesimo compleanno” risponde ammiccante: “I me magn pur l'erba medica!*”.
- Il culturista: il sindaco ci informa essere un vigile nella vita di tutti i giorni, che nel tempo libero si diletta di body-building. Il vigile muscoloso arriva vestito solo di una minuscola mutandina viola che poco spazio lascia all'immaginazione. La quale, dopo un quarto d'ora di esibizione del signore, sovrappeso, abbronzato come Idris e tutto cosparso d'olio, sulle note di una canzone celtica, si rifiuta di fare il suo lavoro e mette il cervello in stand-by per una mezzora.
- Il pittore: si scusa se, per motivi di spazio non aveva potuto portare delle tele e presenta dei quadretti ad acquerello di 10 centimetri per 15 che ritraggono angoli suggestivi del suo paese. Ci tiene a specificare, tuttavia, che le rappresentazioni sono “fantasiose”, lasciando intendere che le immagini ritratte non corrispondessero propriamente al reale aspetto dei luoghi da cui aveva preso spunto.
- La poetessa: signora di mezza età con un foglio spiegazzato incaricata di comporre dei versi da dedicare al paesello. Dopo qualche minuto di conversazione tra il presentatore e la fine affabulatrice, nonostante nessuno dei due sapesse pronunciare correttamente la parola “acrostico”, capisco che di tale composizione poetica si tratta. Anche se ancora ignota a tutti resta la parola da cui l'acrostico voleva esser tratto.
Momento di autentico spettacolo, quando il sindaco doveva presentare il prodotto tipico del luogo. Un formato di pasta identico in tutto e per tutto al cecatiello**, ma che il popolo buccianese ha ridenominato, dimostrando una solerte fantasia, “cazzariello”***.
La televisione: non finisce mai di stupirti!
(*) Traduzione per i non bilingue: “Io mangio finanche l'erba medica”.
(**) Un tipo di pasta molto diffuso in tutta la Campania.
(***) Traduzione per i non bilingue: Piccolo genitale maschile.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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Arte e i suoi derivati
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