Vento in poppa
Scritto da Zazzà
Martedì 26 Febbraio 2008 13:43
“Servi della Gleba planetaria
schiavi della ghiandola mammaria...”
(Servi della Gleba, Elio e Le Storie Tese)
schiavi della ghiandola mammaria...”
(Servi della Gleba, Elio e Le Storie Tese)
Inutile che incominci un post con la frase retorica “Ragazzi, da quanto tempo! Mi spiace non aver potuto aggiornare per ben 18 giorni ma ho avuto delle giornate dense di impegni e fitte di appuntamenti...”.
Macché. Vi ho abituati ad altro. Innanzitutto vi ho abituati ad una cadenza irregolare come il naso di Depardieu. E poi vi ho abituati a non ascoltare bugie.
Quasi mai.
In effetti, non ho fatto proprio nulla; ho passato questi giorni a godermi come uno stato di grazia la mia disoccupazione. E' come vivere in vacanza, solo che quando è agosto tutti chiedono di continuo “Quando parti per il mare?”, adesso tutti chiedono di continuo “Quando vai a lavorare?”
Convinta (leggasi “costretta”) da argomenti convincenti (leggasi “minacce”) dei miei amorevoli (leggasi “spaventosi”) genitori, sto quindi affinando le mie tecniche per apparire una lavoratrice seria e coscienziosa e sto rimpolpando abilmente di competenze inventate il mio curriculum. Ad esempio:
COMPETENZE PERSONALI: Ho sviluppato self control e diplomazia nelle lunghe snervanti attese in coda alla segreteria universitaria. Ho dimostrato una notevole capacità di interfacciarmi con la clientela e attitudine ai rapporti interpersonali facendo amicizia con i camerieri del bar “La Buca”. Ho acquisito inoltre competenze tecniche nell'educazione e animazione dei pesci rossi e dei canarini da compagnia (escluse le razze canterine).
Nel rendermi conto che, contro ogni aspettativa, le mie competenze sì articolate non mi rendono appetibile a nessun direttori del personale, sto realizzando che mi serve urgentemente un escamotage per riuscire nell'impresa.
Bè, miei cari pargoli dalle orecchie innocenti, per una donna tale escamotage non può che essere uno. Qualsiasi livello di istruzione, ogni master, qualunque conoscenza o competenza capitola miseramente davanti ad un paio di ghiandole mammarie di taglia uguale o maggiore della quarta.
La vita di una donna è un percorso accidentato. Le delusioni si nascondono dietro ogni angolo.
Una donna deve affrontare, nelle vicissitudini che costelleranno la sua travagliata vita, un insostenibile e continuo complesso d'inferiorità, superiore anche a quello che striscerebbe negli spogliatoi di un'amichevole di calcetto negozianti del centro contro ambulanti senegalesi.
Parlandoci chiaro, questo è un mondo di uomini.
Gli uomini occupano tutti i posti chiave del potere. Gli uomini relegano le donne a ruoli subalterni.
E un paio di ghiandole mammarie riducono il maschio italiano che occupa un ruolo di potere ad un primate a cui estorcere ogni promessa.
Dunque, chi, come la sottoscritta, ostenta di un fisico filiforme (leggasi “pressoché piatto”), che mostra segni di sproporzione solo in corrispondenza della scatola cranica, passa purtroppo in secondo piano, costretta a mettersi il cervello sottobraccio e tornare a casa con la coda tra le gambe, senza aver avuto l'occasione di articolare una sola frase sensata.
Non che io voglia trovare un lavoro, sia ben chiaro.
E' solo che gradirei che l'interlocutore guardasse anche me invece di inabissarsi nella scollatura delle mie amiche più procaci!

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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