La fiera delle idealità

Scritto da Zazzà Sabato 30 Giugno 2007 18:17
"moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta."
(Morire per delle idee, Fabrizio De André)
 

L'Italia è un paese all'opposizione.
I partiti hanno un senso solo fintantoché scagliano anatemi contro il "regime" che detiene tirannicamente il potere.
I pochi che hanno la possibilità effettiva (ripeto: possibilità effettiva, non semplice diritto garantito sulla carta) di manifestare il proprio pensiero, denunciano l'imbavagliamento dell'esercizio del pensiero (invece, dico io, di approfittare dei propri 15 minuti di gloria per parlare di una qualsiasi delle cose che vorrebbe dire chi è stato imbavagliato).
Ovunque si è colpiti da infervorati discorsi sul "sistema" (diamine, tempo fa solo noialtri fondamentalisti parlavamo di "sistema" adesso tutti sanno cos'è il "sistema" e lo denunciano a gran voce, rigorosamente attenendosi alle sue direttive), discorsi spesso senza capo né coda, costruzioni retoriche che chi (ascolta e) ha un briciolo di cervello può far crollare con una parola. Il problema è che per lo più si tratta dei classici dialoghi tra gente che ama ascoltare se stessa: nel momento in cui si svolge il comizio dell'interlocutore si è troppo occupati a prepararsi il proprio.
Insomma tutti hanno delle idee, degli ideali, e delle idealità, e le sbandierano con vigore contro la parte avversa e anche contro la parte che si fa gli affari propri. Anche se di gente che si fa gli affari propri ce n'è rimasta poca. Va troppo di moda avere degli ideali, una coscienza, ed una giustificazione plausibile alle proprie azioni.
Ideali per i quali si è pronti anche a...niente. L'ideale è un discorso simil-intellettuale che fa capire a tutti che l'idealista di turno legge il giornale (un solo giornale? a che serve? e le opinioni contrarie? domande che cadono nel vuoto), ed ha un cuore che batte. Ah no, scusate, è la vibrazione del cellulare.
Ed ora, dopo questa lunga e indesiderata digressione ultra-moralista (il fannullone si esprime di rado, ma la rara volta che lo fa, tira fuori bagagli e bagagli di frustrazione arretrata), vengo al punto. A chiunque è capitato di vedere qualche "bottoncino", link, disegnino-con-uno-slogan sui vari blog. Sono gli appelli che qualche blogger crea e lancia nel mare magnum della rete, in attesa che altri blogger sottoscrivano la sua idea.
Ebbene, sulla scia delle varie petizioni, appelli, annunci, richieste disperate e contrariate disapprovazioni che dilagano nel web 2.0, anche io ho deciso di lanciare un appello:
L'ORGOGLIO FANNULLONE!

I particolari nei prossimi post.



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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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