Il piccolo campionario degli orrori
Scritto da Zazzà
Lunedì 30 Luglio 2007 16:22
"Il dito più lungo della tua mano è il medio;
quello della mia è l'indice"
(Sogno numero due, Fabrizio De André)
quello della mia è l'indice"
(Sogno numero due, Fabrizio De André)
Normalmente mi dedico con molta solerzia al mestiere della critica. Se qualcosa esiste e mi passa davanti è degna solo per questo di affrontare le forche caudine della mia disapprovazione. Anche se nessuno mi ha mai chiesto un parere.
Ci sono giorni in cui sono molto nervosa, quei giorni in cui qualunque essere faccia il madornale errore di rivolgersi a me senza delle iperboliche forme di cortesia viene sommerso di bestemmie. Ma oggi non è uno di quei giorni; non è neanche un giorno in cui sono abbastanza allegra. E' uno di quei giorni da "io non so come stare", in cui l'esistenza di un mondo intorno a me mi infastidisce, certo, ma non abbastanza da farmi sbottare.
Questo tipo di situazioni costituisce terreno fertile per la crescita della voglia di giudicare. Capita peraltro con estrema frequenza, che in giorni come questo io abbia:
- del tempo libero
- nessuno con cui condividere le mie idee (o almeno le mie idee più pregnanti ed impegnate)
- un grandissimo numero di personaggi strani che mi passano davanti vestiti nelle maniere più assurde. Esempi:
a) signora piacente pettinata come Andy Warhol vestita con una tovaglia da tavola stile jacqard legata in vita come un poncho (che voleva essere un vestito leggero).
b) signorina con una scarpina tacco 120 giallo oro metallizzato con vari pendenti di cristallo di boemia (il piede sembrava un lampadario di Versailles).
c) ragazza non propriamente esile, vestita completamente di bianco con pantaloni e maglietta attillatissimi che lasciavano uscire rotoli su rotoli di grasso, facendola sembrare l'Uomo della Michelin.
d) coppia di ragazzi in bermuda + canotta + infradito, palestratissimi, lampadatissimi, depilatissimi, in pratica due Village People con un accento inascoltabile da entroterra campano.
e) la classica ragazza che aveva scordato la gonna a casa...la parte di sotto della mise si vedeva per così pochi secondi durante la camminata che forse era un messaggio subliminale.
f) turisti: non dico altro. Sono capaci di portare i calzini anche nel deserto e su ogni tipo di calzatura e la femmina della specie ha sempre delle enormi masse di capelli lisci, lunghi e di colori assurdi.
g) il fighetto di periferia, tutto ciò che va di moda se lo mette, anche mescolando gli stili:
- mutande in vista stile Costantino
- ciuffo sull'occhio stile emo
- bracciale borchiato stile metal
- pantaloni larghissimi stile rapper
- strass e paillettes ovunque, stile...non s'è ancora capito, forse Raffaella Carrà.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
D'accordo, giudicatemi, sono qui apposta.
Ma sappiate che sono un'insicura patologica: la mia autocritica sarà sempre più feroce della vostra.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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