Dal sublime al ridicolo non c'è che un passo*

Scritto da Zazzà Venerdì 03 Agosto 2007 16:16
"Io vendo desideri e speranze,
in confezione spray.
Seguimi io sono la notte,
il mistero, l'ambiguità.
Io creo gli incontri,io sono la sorte
quell’attimo di vanità..."
(Mi vendo, Renato Zero)

Perché la gente arriva a ridicolizzarsi per fare un certo effetto sul sesso opposto?
Questa è la domanda a cui, con uno studio personale condotto con metodi altamente a-scientifici e criteri altalenanti, sto cercando di fornire una risposta. Ma credetemi, non è facile.
Internet è l'evoluzione del vecchio giornalino degli annunci, che da piccola sfogliavo con tanta ironia per cercare i casi umani più disperati di cui ridere a crepapelle (sì, signori, adoro ridere delle disgrazie altrui, altrimenti non starei scrivendo questo post).
Nascono come funghi i siti in cui gli avventori in cerca di nuove conoscenze possono inserire le proprie foto e i propri dati personali. Sono tutti siti con un indirizzo onomatopeico ed impronunciabile ed una grafica giovane e colorata. E, cosa più interessante, solo pochi dichiarano schiettamente la loro mission, cioè il mero procacciamento di incontri a sfondo sessuale. Il grosso dei siti nasconde questo intento dietro un vago proposito di "far conoscere gente della tua città", "offrire uno spazio virtuale per incontrarsi", "fare nuove amicizie" ecc. Poi c'è la fetta poco pubblicizzata (ma molto frequentata) dei siti che offrono un servizio di prossenetico per misteriose bellissime ragazze dell'Est, con profilo corredato di foto di pornodiva in posizioni di chiaro richiamo sessuale. Di quelli che, dopo aver riscosso il corrispettivo, non ti mandano neanche una bambola gonfiabile.
Prendiamo come campione un sito che non nomino, uno di quelli che hanno lo scopo dichiarato di "fare nuove amicizie" e che si basano per lo più sull'invito, sul passaparola, cioè sulla rottura di *11013* (c.a.p. di Dolonne), che i registrati impongono agli amici, con il continuo invio di mail per invitarli a registrarsi.
Entrata in questo sito con una curiosità tra il faceto e lo scientifico, seleziono con cura (nel campo di ricerca) gli iscritti della mia città.
Mi appaiono facce note ed ignote. La fascia d'età predominante è 18-25, ma non mancano audaci quarantenni.
Rilevamenti e note:

a) La foto è scattata per lo più con il cellulare o la fotocamera digitale, e chiaramente senza l'ausilio di nessuno: cioè prendendo lo strumento e tenendolo a una debita distanza dal viso, solitamente un po' più in alto della propria testa (piccolo trucco per mascherare rughe ed occhiaie). Gli iscritti non badano però al fatto che questo accorgimento fa apparire nella foto antiestetici braccioni che spuntano da un lato.

b) i nick, a parte gli errori ortografici, sono per lo più storpiature dei nomi reali: Mary, Francy, Silvy ecc. Oppure balorde combinazioni di lettere e numeri, maiuscole e minuscole alternate, caratteri in cirillico, che dovrebbero esprimere la creatività del soggetto che li porta.

c) un buon numero di persone ammette di essere impegnato in una relazione eppure fa trapelare il proprio interesse a incontri che vanno ben oltre la mera amicizia, da sottili ed inconfondibili particolari (ad esempio scrivendo nel profilo che le piace il sesso violento con gli sconosciuti nei bagni del metrò).

d) altrettanti si dichiarano single, pur essendo impegnati (dimenticando che gli iscritti sono tutti della propria città, una città molto piccola e molto pettegola)

c) La cosa che più balza agli occhi (e suscita in me un'incontrollabile ilarità) è la posa in cui la foto è scattata: occhi sgranati, collo ruotato, sopracciglio sinistro alzato, labbra turgide in fuori, nell'espressione che diede fama a Zoolander. O a Cheeta.
La domanda è: credono di essere dei supermodelli? o credono che questa posizione li renda più attraenti? O non credono nulla, hanno solo copiato la foto del loro migliore amico?

A conclusione del mio studio, posso dire, fuggendo dal dare una risposta concreta alla domanda iniziale che estrinsechi il mio lavoro di analisi e chiarisca le mie considerazioni, che il senso del ridicolo è qualcosa di estremamente soggettivo. Quindi è ben possibile che, se per in me questi soggetti scatenano risa convulse, nell'uomo medio esse provochino ammirazione.
Si accettano pareri e considerazioni.

(*) Citazione iniziale di Napoleone Bonaparte


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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