Odio gli scout

Scritto da Zazzà Sabato 04 Agosto 2007 16:15
"Welcome, my son, welcome to the machine.
Where have you been?
It's alright, we know where you've been.
You've been in the pipeline, filling in time,
Provided with toys and 'Scouting for Boys'"
(Welcome to the machine, Pink Floyd)

E' successo qualche giorno fa ormai, il primo giorno di questo caldo ed infausto mese. Non avrei voluto parlarne per non attirarmi l'antipatia di nessuno, ma è più forte di me, devo.
L'1 agosto a Roma si è celebrato il centenario della fondazione degli adoratori del nulla che portano il nome di scout. Centinaia, forse migliaia, forse milioni di loro, accalcati al Circo Massimo in attesa di una rivelazione, di un miracolo, di un bombardament...no questa era la mia attesa, non la loro.
Io ODIO GLI SCOUT.
Perché? Per vicissitudini della mia vita personale, ma soprattutto per un viscerale senso di repulsione nei confronti dei bambini in divisa. Guardo gli scout e vedo un movimento di persone, di cui molti bambini e ragazzi, vestiti con una divisa semi-mimetica, che marciano a tempo e sono organizzati in gradi (che per quanto vogliano chiamarli con nomi simpatici, sono sempre gradi di tipo militare), adattati ad una ferrea legge che seguono con una cieca costanza. Quanto di più simile alla Hitlerjugend e ai Balilla sia rimasta sulla faccia di questo mondo.
Gli scout si salutano con un gesto della mano per soli iniziati, come nella più salda tradizione dei movimenti dittatoriali.
Hanno un gergo iniziatico e dei riti utilizzabili solo dagli adepti, come le sette sataniche.
Inneggiano al loro fondatore con canzoni incomprensibili piene di amore, rispetto, cieli azzurri, arcobaleni, pace ed armonia, giustizia ed allegria, che sembrano la sigla dei puffi.
Non tutti sono cristiani (dicono), ma tutti pregano Dio. E tutti almeno una volta imparano a suonare la chitarra, con la stessa dimestichezza e lucidità di Keith Richards dopo un droga-party.
Hanno un'età variabile tra i 6 e i 96 anni, eppure giocano tutti agli stessi giochi imbecilli, più o meno delle parodie semplificate di quelli a cui noialtri bambini comuni abbiamo giocato massimo fino alla prima comunione.
Hanno rispetto per tutti, proprio per tutti, tranne per gli omosessuali e per gli atei. Per non parlare di quando i due fenomeni si sovrappongono nello stesso soggetto.
Periodicamente celebrano degli strani riti sociali nei boschi, allenandosi alla sopravvivenza in caso di catastrofe nucleare o in caso di ritrovamento nella foresta di un passaggio intertemporale che li catapulti nella preistoria.
Amano gli animali, infatti per allenarsi alla sopravvivenza li spellano vivi e li cuociono sulla brace, rigorosamente accesa con solo due bastoncini di legno. Più un flaconcino di alcool e uno zippo.
Si dedicano a sfrenata e perversa attività sessuale con esseri viventi di ogni tipo (per lo più tra di loro, data la naturale diffidenza che le persone comuni nutrono nei loro confronti).
Devono sottoporsi a gravose prove di abilità da Giovani Marmotte, in cui impegnano tutto il loro coraggio, la loro volontà e, perché no, il loro estro artistico: fare nodi, raccogliere foglie, tagliare rami, leggere la bussola, leggere l'orologio, ricamare in punto croce e schiacciare punti neri.
Cucinano immangiabili poltiglie bollite su un calderone che si tramandano di generazione in generazione, senza mai pulirlo.
Sono sempre entusiasti di tutto e di tutti, propongono la ola e i canti di felicità anche per delle sciocchezze, appena uno intona un qualcosa di simile ad un cantodigioiascout tutti si accodano battendo le mani danzando come tarantolati.
A vederli lì, tutti insieme allineati e coperti nelle loro manifestazioni, ti viene da pensare che il Quoziente intellettivo non è un'opinione. E che l'acne forse è contagioso.
E poi gli scout sorridono, sorridono sempre, non sono mai incazzati e non si mandano mai vicendevolmente a *06030* (c.a.p. di Capodacqua) come fa la gente comune, hanno una carriera spianata come santi o come venditori porta-a-porta. O come vallette de La Ruota della Fortuna.


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ehi 09-12-2011
http://www.youtube.com/watch?v=iHXy_nVPcr0&feature=related

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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