Un apostrofo rosa tra le parole "Mor'ammazzato"
Scritto da Zazzà
Martedì 07 Agosto 2007 16:07
"Donne, du du du
in cerca di guai
donne a un telefono che non suona mai..."
(Donne, Zucchero)
in cerca di guai
donne a un telefono che non suona mai..."
(Donne, Zucchero)
Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte.
E i mass-media continuano a propinarci storiacce di donne single alla disperata ricerca di un maschio qualsiasi con cui intavolare una relazione seria e contrastare l'incessante ticchettio del loro orologio biologico.
Ieri su Rai1 davano "Il Diario di Bridget Jones". E c'è della gente che l'ha apprezzato, dico, c'è gente che ha apprezzato anche il libro, che io decisi di leggere in un momento di stipsi intellettuale, salvo poi pentirmi amaramente. E' la storia di una single disperata che riuscirebbe a sposare anche uno Schnauzer pur di non essere chiamata zitella. Sovrappeso, ipertricotica, con lo stesso gusto nel vestire di Platinette, stupida come un OroSaiwa e per giunta imbranata come Pippo. Paradossalmente questo essere immondo è conteso tra due uomini piacenti e benestanti, che s'innamorano perdutamente di lei.
Poi ci sono le gesta erotiche di Carrie e le sue amiche in una Manhattan piena di ormoni femminili. Cioè quel paradiso di idiozia in salsa rosa di Sex And the City. Innanzitutto, noterei il graduale ricomporsi del viso e il progressivo distendersi delle rughe di Sarah Jessica Parker dalla prima all'ultima serie. L'attrice è notoriamente un sanitario, ma se il suo chirurgo ha fatto questo, c'è speranza anche per Plinio Fernando (per quelli a cui questo nome non dice niente, è l'attore che fu reso celebre dalla magistrale interpretazione del personaggio di Mariangela Fantozzi). Il resto è tutto un susseguirsi di grotteschi rituali d'accoppiamento, disperate ricerche di un compagno, oppure disperati tentativi di mutare radicalmente la personalità di quello che hanno già.
Passiamo a Ally McBeal. Disperata, nevrotica, anoressica, depressa, questo personaggio, più che una donna è un campionario di disturbi della personalità. Anche lei si barcamena tra appuntamenti sbagliati e (secondo il mio parere) una strisciante invidia nei confronti del resto del genere femminile. Oltre ad un evidente atteggiamento da zoc*47030* (c.a.p. di Fratta Terme).
Tutte hanno un comune denominatore: hanno un amico gay. Perché per la donna single, avere un amico gay è un must.
Il problema è che, per le donne, l'essere single adesso è di tendenza. Se incontri un'amica single, lei ti sciorinerà sotto il naso tutte le delizie dell'essere liberi da legami affettivi (come se avere un uomo volesse dire chiudersi in casa e mettere il bourka). Se eri single e inizi a frequentare qualcuno, gli amici single si dileguano. Se sei single, gli altri ti considerano una donna forte, indipendente e orgogliosa, di quelle che non hanno ancora trovato un uomo solo perché non si lasciano domare dal testosterone, una femminista moderna insomma. Premettendo che quando sono stata single non mi sono mai identificata nel tipo di single che i media ci propinano, non so se nell'intimità le persone che offrono al mondo quest'esaltazione della libertà da vincoli coniugali si identifichino con essi o meno. Cioè se questi donnoni forti ed orgogliosi frequentano davvero speed-date, si iscrivono ai siti di incontri, frequentano party esclusivi, affollatissimi happy hour e risto-disco di tendenza con l'unico scopo di incontrare qualcuno che faccia loro non dico battere il cuore, ma almeno sussultare un po' il ventricolo. E se, quando non sono impegnate in questa caccia all'uomo, si chiudono in casa a vedere "Casablanca" e "L'amore è una cosa meravigliosa", divorando chili di gelato squagliato in barattolo.
Quello che mi domando e mi sono sempre domandata è: è talmente forte il bisogno di avere un maschio qualsiasi potenzialmente fertile accanto? O meglio: considerato che il bisogno di avere una relazione importante, intensa e passionale è una cosa fondamentale nella vita, quanto può essere soddisfacente accontentarsi di un uomo qualunque pur di non restare una vecchia zitella agli occhi del mondo?

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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