La marcia delle matricole - parte prima

Scritto da Zazzà Giovedì 06 Settembre 2007 14:54
"Ebbi dei dubbi già
Il primo giorno di scuola
E all'Università
Ebbi dei dubbi ancora"
(Abbi dubbi, Edoardo Bennato)

L'università è un posto bizzarro.
A settembre si popola di matricole, mentre quelli con qualche anno in più di onorato servizio si contano le rughe e criticano i "piccoli".
Non si registrano gravi episodi di nonnismo. Solo uno sguardo distaccato e un po' acido sull'evoluzione dei costumi.
Ogni anno le matricole sembrano più piccole e indifese. Ogni anno la loro età apparente sembra abbassarsi. Oggi ne ho visti sfrecciare due, un maschietto ed una femminuccia, a vederli per strada gli avrei dato non più di quindici anni. E invece sono già all'università, guarda un po'.
Le matricole sono frugoletti sull'orlo di una crisi di nervi. Calcano ansiosi e terrorizzati la pavimentazione del centro storico per raggiungere la segreteria, che dista un 800 metri dalla facoltà e si trova in uno dei vicoli più remoti e nascosti della città. Poi la ri-calcano nel senso inverso, passando per la banca, dove depositano l'obolo della tassa di iscrizione. Un gran numero è seguito da genitori spaventati almeno quanto loro, padri canuti che si guardano intorno spaesati, madri che stringono la borsetta sotto il braccio con lo sguardo torvo. E tra le mani di tutta la famigliola cumuli di formulari stampati da compilare e riconsegnare. Fanno domande a tutti e chiedono informazioni di ogni tipo: dove si ritirano le domande per le borse, dov'è la presidenza, qual è il programma dell'esame X. La risposta varia in base all'anzianità di servizio dello studente veterano. Se è un'altra matricola, ammetterà di essere nuovo con ansia e imbarazzo; se è in corso, risponderà a monosillabi con distacco e superiorità; se è un fuori corso, con goliardica compartecipazione indicherà la sede dell'associazione più movimentata e i locali dove si fanno le feste Erasmus. Se è uno in procinto di laurearsi, invece, con una lacrimuccia pendula comincerà a snocciolare aneddoti di "quand'era matricola lui", come il vecchietto veterano della Guerra di Secessione nei film western. Anche con la stessa voce.
La vita di questi dinosauri d'ateneo è ormai al tramonto della giovinezza. Si sentono un po' come quelli di Porky's dopo il diploma: la giovinezza è finita, il cazzeggio è finito, gli amici uno ad uno si laureano e spariscono (poi chissà perché vengono sempre a passare i pomeriggi in facoltà, ma è sempre come se tornassero da un altro pianeta). Un po' ci si sente parte del fermento di settembre. Si sorride camminando per i corridoi e ci si ferma ai distributori a parlare dei giovani d'oggi. Si lanciano due bestemmie amichevoli all'ascensore rotto mentre le matricole scalpitano e corrono su e giù.
E poi si ostenta un'aria di superiorità che possiamo permetterci solo in questo periodo dell'anno. Si offrono informazioni (per lo più sbagliate, ma basta il pensiero). Si vendono libri usati e appunti sul mercato nero a prezzi esorbitanti. Ci si sente utili quando un genitore disperato si ferma a chiedere dov'è il presidio didattico.
Mai uno che chieda cos'è il presidio didattico.
In effetti, nessuno l'ha capito.


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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