Guida alla sopravvivenza per disadattati – Il singolo e la massa

Scritto da Zazzà Mercoledì 14 Novembre 2007 14:14
"Quante brave persone
tutte bene vestite
tutte bene educate
timorate di Dio
Quante brave persone"
(Quante brave persone, Edoardo Bennato)

Miei cari disadattati (o interessati a vario titolo all'argomento), questo secondo capitolo della nostra guida ha l'ingrato compito di parlarvi delle persone.
Le persone sono solite riunirsi nell'istituzione naturale chiamata "massa". La massa è per l'uomo quasi una naturale vocazione all'idiozia, e l'uomo ne ha spesso una fiducia incondizionata e si affida ai suoi dettami come un bambino a quelli dei genitori. Qualcuno potrebbe esser portato a ritenere che la massa sia un'invenzione dei nostri tempi o della nostra società. Ma considerando la scriteriata attrazione e cieca passione che la maggior parte delle persone provano per essa, è lecito pensare che essa sia una caratteristica innata.
Il disadattato è tristemente avulso dalla massa, perché, come è noto, la massa non coltiva grande simpatia per le persone sopra le righe. Così, dopo numerosi tentativi di inserirsi nel grande fluire della società, di solito il disadattato fa una bandiera del proprio status, oppure si adegua a vivere come può.
Sulla scia di molti illustri disadattati che esibirono orgogliosamente la propria condizione, e che essendo fortemente diversi dalla massa, hanno finito casualmente per sviluppare le proprie doti intellettuali o artistiche, oggi la massa ha decretato una nuova tendenza, che tutti i membri della comunità seguono scrupolosamente: distinguersi dalla massa.
Ma le persone, si sa, non sempre sono dotate di una spiccata fantasia, per cui, per distinguersi ed apparire originali utilizzano il balordo espediente di ispirarsi (leggasi "imitare più o meno pedissequamente") ad alcuni modelli di originalità suggeriti dalla massa stessa.
Il risultato è quanto meno grottesco: la massa si spacca al sue interno in diverse sub-masse, che condividono stile, ideali, convinzioni e modo di vivere. Tutte queste assurde correnti di non-pensiero si riuniscono sotto un comune denominatore: il non accettare i disadattati. I quali, loro malgrado, si trovano a distinguersi dalla massa, non per scelta, ma per condizione.
Ma un disadattato, in concreto, cosa può fare per sopravvivere alle tendenze?
Le opzioni sono due:
- scegliere una delle tendenze in voga tra il resto degli esseri umani della sua razza e nazionalità ed adeguarvisi con scrupolo e costanza, fingendosi un animale sociale. Con un po' di fortuna riuscirà a non farsi scoprire, ma è una condizione che non durerà a lungo: non passerà molto che un gesto, una parola, una figura barbina lo tradirà, facendo cadere la sua identità fittizia come un castello di carte.
- continuare a comportarsi come un disadattato, rassegnandosi alla propria condizione, e agendo secondo la sua naturale inclinazione con nonchalance. I pochi che si arrischieranno ad entrare tra le sue frequentazioni lo considereranno tutt'al più come una persona particolarmente naif. Gli altri, meglio non curarsene.


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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