Precariamente stabile - Stabilmente precaria
Scritto da Zazzà
Giovedì 01 Maggio 2008 13:27
“Stipendio dimezzato
o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne
lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera”
(Eroe [Storia di Luigi delle Bicocche], Caparezza)
o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne
lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera”
(Eroe [Storia di Luigi delle Bicocche], Caparezza)
Buona festa del lavoratore miei diletti lettori!
Ebbene sì, oggi è, o meglio è stato, il primo maggio. Nel nostro paese in questa giornata si festeggia il proletariato lavorante, e ci sentiamo tutti un po' più comunisti. Sono certa di aver visto anche Alemanno salutare la sua giunta nuova di zecca col pugno chiuso.
Una festa un po' demodé, una di quelle feste in stile anni 50, una ricorrenza vintage, direi. Di quelle feste tipo la presa della Bastiglia, create dallo Stato per ovviare alla carenza di giorni rossi sul calendario. Tanto che, dal momento che l'italiano medio crede che il primo maggio altro non sia che una comoda appendice di vacanza del 25 aprile, i multiformi ingegni dei manipolatori dell'opinione pubblica hanno pensato di rendere questa ricorrenza più attuale quest'anno, alla luce dei recenti sconvolgenti fatti di cronaca nera.
Il tema della giornata è: meno morti sul lavoro.
Meno lavoro, aggiungerei io. O anche, laddove la situazione lo rendesse indispensabile, lavoro precario ed instabile per tutti.
Ebbene, un fannullone, perdigiorno, disadattato - e quanti altri sinonimi la vostra oziosa fantasia possa partorire - quale la sottoscritta, come vive questa giornata di festa?
Regalandomi un part-time. Un comodo, disimpegnativo, corroborante part-time.
Certo anch'io avrei preferito un licenziamento in tronco, ma ho dovuto aprire le trattative...la mia famiglia insiste perché io, a differenza dell'amorfa massa di bamboccioni (cit.) che continua ad occupare abusivamente il tetto coniugale dei genitori, conquisti la mia indipendenza economica. O quanto meno che contribuisca alle spese familiari. Ma soprattutto che resti fuori di casa (e fuori dalle *80071* [c.a.p. di Anacapri]) un orario variabile dalle 6 alle 8 ore giornaliere.
Così ho dovuto cedere. Non dopo aver supplicato il mio datore di lavoro di concedermi un contratto a progetto, o almeno un Co.Co.Co. Ha letto nei miei occhi il terrore del contratto a tempo indeterminato, ed ha finito per accontentarmi.

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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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Arte e i suoi derivati
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