Categoria: Arte e i suoi derivati
Disgustorama
"Thats it sir, youre leaving, the crackle of pig skin,
The dust and the screaming, the yuppies networking
The panic, the vomit, the panic, the vomit
God loves his children, God loves his children, yeah"
(Paranoid Android, Radiohead)
The dust and the screaming, the yuppies networking
The panic, the vomit, the panic, the vomit
God loves his children, God loves his children, yeah"
(Paranoid Android, Radiohead)
E' un periodo un po' così.
Sebbene sia sobria da 7 giorni, 2 ore, 32 minuti e 15 secondi mi sento più o meno come se portassi costantemente addosso i nefasti postumi di una serata di bisboccia. E per “serata di bisboccia” intendo eufemisticamente “torneo di 'padrone e sotto*' con collaudati amici alcolisti conclusosi con il tuo fegato che si affacciava piangendo dalla bocca implorando di smettere”.
In pratica, i sintomi sono i seguenti: appena si verificano alcuni determinati fattori scatenanti, ho dei forti conati di vomito, cefalea e ballo di San Vito localizzato alla zona dei testicoli. Di quali la natura non mi ha fornito, ma ugualmente ho il potere di sentirli girare.
Insomma: nausea e disgusto.
Eccovi un elenco, senza pretesa di essere esauriente, dei principali fattori scatenanti.
1) Da qualche tempo circola sulle principali reti nazionali una pubblicità che definire rivoltante è un complimento. Un tizio con un enorme travestimento da castoro spelacchiato con gli occhi strabici si appropinqua ad un albero accanto al quale bivaccano due castori finti come i capelli di Pippo Baudo, animati con la maestria del ventriloquo Moreno con il Corvo Rockfeller. L'imbecille vestito di pelliccia inizia a rosicchiare, tra l'artificiale sconcerto dei poveri animali, il tronco scorticato di un alberello, mentre la sapiente voce di una documentarista (che apparirà a breve) spiega che la betulla è ricca di elementi chimici che fanno bene ai denti.
Ora, la menzionata pubblicità fa rimpiangere la precedente dello stesso prodotto, quella del finlandese abbattuto con un'iniezione di sonnifero, e supera per livello di idiozia e incapacità nella realizzazione finanche le saghe dello scoiattolo petomane e della particella di sodio cretina, che hanno avuto anche l'onore di un sequel. Sebbene, per quantità di disgusto scatenato al mio stomaco, il roditore scorreggione (con i neofiti pinguini affetti da meteorismo) resta il peggiore.
2) Mi si informa che una tastiera di computer è più ricca di batteri che una tavoletta del wc. Nella mia, se si eccettua il prezzemolo cresciuto tra la Q e la W, la piantagione di funghi nel tastierino numerico e il vibrione del colera di 10 cm che si annida sotto la barra spaziatrice, non ce ne dovrebbero essere più della media, quindi.
Ma poi, in fondo in fondo, ci tengo molto di più alla pulizia della tavoletta del mio wc di quanto ci tenga a quella della tastiera, considerando la diversità delle zone del corpo coinvolte nel contatto...
3) I prezzi aumentano, e questo potrebbe anche per assurdo lasciarmi indifferente, data la mia beata condizione di “bamboccione” (vale a dire “giovane sulla soglia degli '-enta' economicamente a carico dei genitori”), ma ciò che non mi va giù e proprio mi dà i nervi (oltre alla succitata nausea) è il vertiginoso calo della qualità dei prodotti. Le sigarette scoppiettano come se ci fossero dentro i moscerini morti. La nutella sa sempre meno di cacao e sempre più di nocciole di infima qualità. La filadelfia si spalma sempre meno e resta rigida come la colla secca. Il caffè sa di acqua morta. Credo che una simile qualità media dei prodotti si sia registrata l'ultima volta nel 15-18.
4) Il nuovo Presidente del Consiglio ha scelto il suo team di lavoro. Chiamarlo “Consiglio dei Ministri” fa troppo Prima Repubblica. La Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, è stata la più fotografata, anche se, a differenza che in passato, in queste foto non è venuta con le tet*13861* (c.a.p. Di Ailoche) al vento.
Il neo-presidente della Camera, prima ancora della sua proclamazione, ha dichiarato che bruciare una bandiera è più grave che massacrare di botte un ragazzo. E' d'uopo, quindi, che gli italiani riconsiderino la propria gerarchia dei valori. E il proprio codice penale.
* Trattasi di gioco di carte il cui scopo principale è bere una quantità abnorme di alcolici senza svenire. Per chi non conoscesse le regole, sono riassunte qui.
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Precariamente stabile - Stabilmente precaria
“Stipendio dimezzato
o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne
lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera”
(Eroe [Storia di Luigi delle Bicocche], Caparezza)
o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne
lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera”
(Eroe [Storia di Luigi delle Bicocche], Caparezza)
Buona festa del lavoratore miei diletti lettori!
Ebbene sì, oggi è, o meglio è stato, il primo maggio. Nel nostro paese in questa giornata si festeggia il proletariato lavorante, e ci sentiamo tutti un po' più comunisti. Sono certa di aver visto anche Alemanno salutare la sua giunta nuova di zecca col pugno chiuso.
Una festa un po' demodé, una di quelle feste in stile anni 50, una ricorrenza vintage, direi. Di quelle feste tipo la presa della Bastiglia, create dallo Stato per ovviare alla carenza di giorni rossi sul calendario. Tanto che, dal momento che l'italiano medio crede che il primo maggio altro non sia che una comoda appendice di vacanza del 25 aprile, i multiformi ingegni dei manipolatori dell'opinione pubblica hanno pensato di rendere questa ricorrenza più attuale quest'anno, alla luce dei recenti sconvolgenti fatti di cronaca nera.
Il tema della giornata è: meno morti sul lavoro.
Meno lavoro, aggiungerei io. O anche, laddove la situazione lo rendesse indispensabile, lavoro precario ed instabile per tutti.
Ebbene, un fannullone, perdigiorno, disadattato - e quanti altri sinonimi la vostra oziosa fantasia possa partorire - quale la sottoscritta, come vive questa giornata di festa?
Regalandomi un part-time. Un comodo, disimpegnativo, corroborante part-time.
Certo anch'io avrei preferito un licenziamento in tronco, ma ho dovuto aprire le trattative...la mia famiglia insiste perché io, a differenza dell'amorfa massa di bamboccioni (cit.) che continua ad occupare abusivamente il tetto coniugale dei genitori, conquisti la mia indipendenza economica. O quanto meno che contribuisca alle spese familiari. Ma soprattutto che resti fuori di casa (e fuori dalle *80071* [c.a.p. di Anacapri]) un orario variabile dalle 6 alle 8 ore giornaliere.
Così ho dovuto cedere. Non dopo aver supplicato il mio datore di lavoro di concedermi un contratto a progetto, o almeno un Co.Co.Co. Ha letto nei miei occhi il terrore del contratto a tempo indeterminato, ed ha finito per accontentarmi.
Ghiottonerie artistiche
“Mi ha detto mio cuggino che una volta si è schiantato con la moto,
mio cuggino mio cuggino
Mi ha detto mio cuggino che poi si è tolto il casco e si è aperta la testa,
mio cuggino mio cuggino.”
(Mio Cuggino, Elio e le Storie Tese)
mio cuggino mio cuggino
Mi ha detto mio cuggino che poi si è tolto il casco e si è aperta la testa,
mio cuggino mio cuggino.”
(Mio Cuggino, Elio e le Storie Tese)
Certe volte la gente si chiede cosa sia l'arte.
No, non è un dejà-vù di un post precedente, è solo che ultimamente cerco di chiedermelo più spesso possibile, in modo da non perdere di vista il mio “buon senso artistico”.
Provo a riformulare la domanda: se vi dicessero che in Thailandia esiste l'usanza di mangiare bambini ci credereste? Bè, perché no, è risaputo che mangiano cani ed insetti, perché non fare l'en-plein delle schifezze ed aggiungerci anche questa: in Thailandia esiste un fiorente mercato di feti umani abortiti quando già formati per scopi prettamente alimentari. Il prezzo di un feto si aggira tra i 50 e 70 dollari (non è specificato se al chilo oppure al pezzo).
Disgustoso eh?
Che c'entra con l'arte, direte voi. C'entra, dico io.
Ormai 8 anni or sono, in quel di Shanghai, un simpatico cittadino cinese autoproclamatosi “artista” di nome Zhu Yu prese parte ad una esposizione artistica. Per l'occasione, la Musa suggerì all'ispirato maestro Yu di organizzare una performance di arte concettuale dal titolo “Eating People” (gioco di parole dal duplice significato di “Gente che mangia” e “Mangiare gente”).
Quale fosse il concetto ancora mi sfugge.
In ogni caso, il nostro genio con gli occhi a mandorla rappresentò una scena in cui egli stesso mangiava con gran gusto quello che aveva tutta l'aria di essere un feto. Oppure un animale qualsiasi con una testa di bambola piantata sopra. Probabilmente l'artista si porterà il segreto nella tomba, dato che ancora sostiene con fervore che quello fosse un vetro feto umano, ma certamente che lo fosse o no, nessuno ricorderà il suo nome. Molti però ricorderanno la sua faccia, nell'atto di spolpare il galletto Vallespluga dalle sembianze umane che ha nel piatto.
Infatti, della curiosa performance artistica sono state scattate delle foto dettagliate (reperto1 e reperto2, sconsigliate ai bambini, ai deboli di stomaco e agli amanti dell'arte moderna).
Peccato che, dopo qualche anno, a qualche occidentale con scarse cognizioni di lingua cinese sia venuto in mente di apporre una fantasiosa didascalia a quelle foto, lasciando che l'orrore ed il disgusto prevalessero sull'ultimo barlume di intelligenza di cui la natura l'aveva dotato.
E si sa,
...una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
Ed è così che, a tutt'oggi, nelle caselle email di milioni di persone pronte a inorridirsi senza interrogare il proprio buon senso, giunge il resoconto fotografico della notizia del secolo, quella che tutti i giornalisti, per convenienza politica, ignoranza o inenarrabili complotti su scala mondiale, continuano ad occultarci: in estremo oriente la gente mangia bambini.
Ripeto la domanda iniziale: se vi dicessero che in Thailandia esiste l'usanza di mangiare bambini ci credereste?
E perché allora c'è sempre qualche imbecille disposto a crederci?
Nota a margine:
Cito la mia fonte principale per questa notiziola, il blog di Paolo Attivissimo, che offre un resoconto dettagliatissimo di tutte le fonti e le evoluzioni della vicenda: http://attivissimo.blogspot.com/2008/04/i-thailandesi-mangiano-i-bambini-no-i.html.
Da segnalare anche gli approfondimenti dedicati al fatto da Urbanlegends.about.com (in inglese): http://urbanlegends.about.com/library/weekly/aa080601a.htm.
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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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Arte e i suoi derivati
( 5 )
Critiche decostruttive ( 25 ) Cronaca vera ( 15 ) Il web e i suoi abitanti ( 21 ) I cartelli impossibili ( 20 ) Voce del verbo fannullare ( 17 ) Popolo ovvero uno animale pazzo ( 15 ) Scampoli di vita vissuta ( 29 ) Corso di sopravvivenza per disadattati ( 10 ) Andiamo al cinema (ma con la riduzione) ( 5 ) Cotto... e buttato ( 2 ) |
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