Al cinema con la riduzione: Splice
Zazzà: Splice, parola inglese dal significato (che ingnoravo) di "Congiungere", è un film di non poche pretese.
La trama è abbastanza semplice: due scienziati legati sentimentalmente (Adrien Brody e Sarah Polley), giungono, attraverso un sapiente cocktail di geni animali ed umani, a creare in laboratorio nientemeno che una chimera. Va da sé che una tale scoperta, per di più fatta all'oscuro dei propri colleghi, sarà foriera di grossi guai.
Insomma, all'apparenza quello di Vincenzo Natali si inserisce nel più ampio filone di film di fantascienza in cui i risultati di una ricerca, sia pure fatta a fin di bene, sfuggono dalle mani dello scienziato ingenuo ed idealista.
In realtà, il film compie un timido tentativo di spingersi oltre, sia per il fascino dell'animale mitologico dal sapore medievale, la chimera, sia per il leitmotiv del disagio dell'essere "diverso" e dell'isolamento dalla società.
Ma il pregio reale del film, secondo la mia opinione è il tentato approfondimento psicologico della particolare protagonista, nel suo attraversare le varie fasi che dall'infanzia la porteranno all'età adulta, nella sua tormentata adolescenza e
ATTENZIONE SPOILER
nel rapporto conflittuale con la madre / amorevole con il padre (con tutti i risvolti edipici del caso), fino all'escalation di violenza psicologica e rancore da parte della madre nell'operazione per il taglio della coda.
FINE SPOILER
Per quanto mi riguarda il film si "spezza a metà": da un certo punto in poi subisce una deriva verso un horror grottesco che ruba a man bassa tutti i peggiori cliché del fanta-terrore anni '70 (non mancando delle sane scene di sesso perfettamente inutili nell'economia del film e l'accento di bigotto giudizio morale sulla riprovevole perversione finale, degni di capolavori del genere quali "L'invasione degli ultracorpi zozzoni" e "L'alieno Pupì ce l'ha grosso così").
Insomma, dopo un primo tempo che prometteva molto bene, un secondo scialbo, arraffazzonato ed assolutamente ridicolo.
Giudizio:

Il fido Amico Marco: Le storie legate alle “chimere” portano con loro sempre un grande fascino. Anche quella raccontata da Natali ha il suo, e penso che il film abbia toccato tanti aspetti importanti legati alla bioetica e al progresso della scienza. La voglia di studiosi ambiziosi di spingersi oltre i limiti conosciuti, il cinismo degli imprenditori che cercano il profitto senza il rispetto delle leggi della natura, gli imprevisti, pericolosi e inevitabili, che si incontrano quando si gioca con la vita, sopratutto quella umana; sono tutti elementi che ben si possano apprezzare nel film. A tutto questo si aggiunge un racconto sulle difficoltà dei rapporti familiari, e volendolo (a me piace pensare che sia presente) si può scorgere un riferimento alla problematica della discriminazione. L'antico e irrisolvibile dilemma tra la promozione del progresso e il rispetto di una moralità, non scritta, ma prepotentemente presente sotto i nostri occhi, è la bussola che conduce i nostri protagonisti; purtroppo l'inebriazione per una illusoria onnipotenza gli impedisce di non fare qualcosa di fondamentalmente sbagliato e di molto pericoloso. La scelta del tema trattato rende interessante la visione, senza però dimenticare che nulla di davvero nuovo è raccontato in questa pellicola. La ricostruzione scientifica dei fatti pare accurata e verosimile, elemento questo che a mio avviso è indispensabile in un film fantascientifico di qualità. Rispetto alla sceneggiatura e alla regia, direi che la prima parte risulta particolarmente avvincente, ricca di suspance, con tanti elementi imprevisti e portatrice di diversi punti interrogativi che costringono lo spettatore a stare incollato allo schermo. Man mano che il film si avvia verso la fine, pare che gli eventi da un lato precipitino troppo velocemente e dall'altro prendano strade non sempre perfettamente confluenti. Mentre si assiste agli aspetti più intensi di un difficile rapporto tra esseri molto diversi tra loro, ma accomunati dai legami più assurdi, il film prende una piega “pseudo – horror” che prepara un finale per la verità abbastanza interessante. Sicuramente un film che merita di essere visto. Un bacio a tutti e arrivederci al prossimo film!!!
Giudizio:


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Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)
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