Categoria: Andiamo al cinema (ma con la riduzione)

Al cinema con la riduzione: Piranha 3D

Scritto da Zazzà Giovedì 31 Marzo 2011 15:30
Se avessi capacità di sintesi descriverei "Piranha 3D" con due parole: tet*25072* (c.a.p. di Bagolino) e sangue. Un binomio che rappresenta una irrefrenabile tentazione, in cui anche i più grandi almeno una volta sono incappati. Ma Alexandre Aja se mi passate la similitudine, ci si è letteralmente immerso fino al collo e ne è stato divorato.

Dirò solo questo: il film è ambientato in uno Spring Break*, sul set di un film porno (ma "Piranha 3D" non è un porno, non voglio avere sulla coscienza qualche lettore che si era sintonizzato su megavideo munito di kleenex - semmai i kleenex usateli per piangere, durante la visione ne avrete ben d'onde).

Il film a suo modo è un capolavoro: alterna momenti di epici scontri con un nemico invisibile, degni di filmoni sullo sbarco in normandia / assalto dei Vietcong, a momenti quasi mistici, come la scena delle due attrici lesbo che nuotano senza veli. Sissignore, si scade anche nel saffico, Pirana non si fa proprio mancare nulla! E al momento non so neanche se catalogarlo nel filone "Demenziale", "Eroticomico stile commedia sexy all'italiana" oppure "Horror serie Z". Fatto sta che mi ha tenuto realmente incollata allo schermo a cercare di capire come riuscisse a tenersi in piedi questo enorme castello di carte pieno di armi, comparse, ghiandole mammarie, effetti speciali e idiozia senza il minimo supporto di una trama.
Una simile mancanza di sceneggiatura non la vedevo dai tempi di "Un gatto nel cervello".

Chicche (ATTENZIONE SPOILER!)

1) il cameo di Chris Lloyd (il "Doc" Emmet Brown della saga di Ritorno al futuro) che interpreta, cosa assolutamente inusuale nella sua carriera, un cervellone un po' spostato esperto di paleontologia
 
2) il piranha che, in una scena subacquea che vorrebbe essere velata di una ironia un po' pecoreccia, recupera il pene di uno dei protagonisti per poi sputarlo qualche secondo dopo

Da vedere se: siete dei goliardici nerd amanti dello splatter, che non si sono persi nessuno dei B-movie dai fratelli Lumiere ad oggi e che guarderanno questo film sbellicandosi dalle risate (come la sottoscritta)
Da non vedere se: non rientrate nella categoria di cui sopra. Ma anche se ci rientrate.
 
______________________
 
* nota: Lo Spring Break è una simpatica ricorrenza inventata dagli americani, notoriamente bigotti e restii alla copula, per riprodursi con partner reperiti a casaccio in una specie di orgia collettiva.
 
 

Giudizio:



 

Al cinema con la riduzione: La solitudine dei numeri primi

Scritto da Zazzà & Il Fido Amico Marco Venerdì 01 Ottobre 2010 12:46

La solitudine dei numeri primi (film) locandinaZazzà: La Solitudine dei numeri primi è un film esasperante e ridicolo. Ecco, l'ho detto, via il dente via il dolore, con buona pace degli estimatori del genere "film-intellettuale-che-capiamo-solo-noi-che-abbiamo-cultura-e-sensibilità". E a mio parere non è null'altro questo raccapricciante museo dello pseudo-intellettualismo borghese, se non una immensa operazione commerciale data in pasto a chi si ritiene superiore per animo poetico. A cominciare dalla colonna sonora, o meglio dalle canzoni cult del passato che intervallano un silenzio denso di tensione poetica (leggi: noia) e l'altro, canzoni fatte apposta per soddisfare il palato di un pubblico detrattore della "musica commerciale". Per proseguire con il libro sfruttato per il soggetto, a cui i bibliofili da bestseller che non hanno mai letto, che so, Flaubert e Kundera, hanno tributato tanti onori manco fosse la nuova Divina Commedia (ma non ho letto un solo rigo del libro, quindi non posso esprimere giudizi, anche se dopo la visione del film ho accumulato un gran numero di pre-giudizi). Libro il quale, tra l'altro, fa capolino sul comodino della protagonista in una scena clou del film. Per finire con i costumi così metropolitan-original-vintage-chic da "noi-ci-distinguiamo-dalla-massa". Insomma, tutto nel film urla: "Se non ti piace questo film sei un decerebrato da cinepanettone".

Ma cosa offre il film del figlio di cotanto padre, Saverio Costanzo (a parte farci rimpiangere il padre Maurizio che, non dimentichiamolo, ha sceneggiato un filmone come La casa dalle finestre che ridono, che quasi quasi mi vergogno a inserirlo nello stesso post con questo)?
Cliché. Il secchione chiuso in se stesso che in realtà è taaaanto sensibile. La ragazza insoddisfatta di sé che poi diventa bulimica. Figli che ereditano le nevrosi dei genitori. Genitori che scaricano le proprie frustrazioni sui figli. Rapporti saffici tra ragazzine. Adolescenti che si tagliano. Cose maaaaai viste! Novità assolute! Stupore, emozione, suspance, più o meno nella stessa misura di una televendita di materassi in lattice.
Nota positiva, i protagonisti decisamente bravi che riescono nonostante tutto a rimanere espressivi anche dopo un quarto d'ora di silenzio ad inquadratura ferma. Chiunque altro avrebbe preso sonno o iniziato a scaccolarsi per passare il tempo. Bravi tutti tranne Filippo Timi (nel cameo del Clown che fa paura, altro cliché), che farebbe bene a ridimensionare la sua opinione di sé e a smettere di imitare Carmelo Bene. Se proprio si vuole ispirare a qualcuno, meglio magari mirare più in basso, che so, a Jimmy il Fenomeno.
In conclusione: approfondimento psicologico zero, personaggi bidimensionali, regia inconsistente, un film pessimo e soprattutto offensivo non solo nei confronti dell'intelligenza dello spettatore, ma anche nei confronti di chi davvero vive disagi psicologici che nel film vengono appena sfiorati, anzi diventano delle caratteristiche "decorative" dei personaggi, dei pezzi di scenografia.

Giudizio:


Il fido Amico Marco: Si è fatto un gran parlare di questo film e come spesso accade questo non rappresenta mai un vantaggio. Le pretese del regista sono tante, si è cercato di fare un film che tirasse fuori gli aspetti più nascosti e impensabili dell'animo umano. In effetti i presupposti c'erano tutti, il regista riesce a mettere insieme due e più storie molto interessanti e particolari. Ma l'evoluzione del racconto non sempre entusiasma e a volte appare lento e retorico. Le storie diventano il contorno dei personaggi e il tutto sembra non avere un epilogo. Sarà anche perché il film non è una puntata di una soap di primo pomeriggio ma è un'opera esclusivamente introspettiva e dunque complicata. Il finale è il vero succo del film; misterioso, indeterminato, tormentato come i personaggi raccontati... Insomma un film pieno di nebbia e perciò difficile da vedere...

Giudizio:

 


 

Al cinema con la riduzione: Splice

Scritto da Zazzà & Il Fido Amico Marco Domenica 05 Settembre 2010 14:49

Zazzà: Splice, parola inglese dal significato (che ingnoravo) di "Congiungere", è un film di non poche pretese.
La trama è abbastanza semplice: due scienziati legati sentimentalmente (Adrien Brody e Sarah Polley), giungono, attraverso un sapiente cocktail di geni animali ed umani, a creare in laboratorio nientemeno che una chimera. Va da sé che una tale scoperta, per di più fatta all'oscuro dei propri colleghi, sarà foriera di grossi guai.
Insomma, all'apparenza quello di Vincenzo Natali si inserisce nel più ampio filone di film di fantascienza in cui i risultati di una ricerca, sia pure fatta a fin di bene, sfuggono dalle mani dello scienziato ingenuo ed idealista.

In realtà, il film compie un timido tentativo di spingersi oltre, sia per il fascino dell'animale mitologico dal sapore medievale, la chimera, sia per il leitmotiv del disagio dell'essere "diverso" e dell'isolamento dalla società.

Ma il pregio reale del film, secondo la mia opinione è il tentato approfondimento psicologico della particolare protagonista, nel suo attraversare le varie fasi che dall'infanzia la porteranno all'età adulta, nella sua tormentata adolescenza e
ATTENZIONE SPOILER
nel rapporto conflittuale con la madre / amorevole con il padre (con tutti i risvolti edipici del caso), fino all'escalation di violenza psicologica e rancore da parte della madre nell'operazione per il taglio della coda.
FINE SPOILER
Per quanto mi riguarda il film si "spezza a metà": da un certo punto in poi subisce una deriva verso un horror grottesco che ruba a man bassa tutti i peggiori cliché del fanta-terrore anni '70 (non mancando delle sane scene di sesso perfettamente inutili nell'economia del film e l'accento di bigotto giudizio morale sulla riprovevole perversione finale, degni di capolavori del genere quali "L'invasione degli ultracorpi zozzoni" e "L'alieno Pupì ce l'ha grosso così").

Insomma, dopo un primo tempo che prometteva molto bene, un secondo scialbo, arraffazzonato ed assolutamente ridicolo.

 

Giudizio:


Il fido Amico Marco: Le storie legate alle “chimere” portano con loro sempre un grande fascino. Anche quella raccontata da Natali ha il suo, e penso che il film abbia toccato tanti aspetti importanti legati alla bioetica e al progresso della scienza. La voglia di studiosi ambiziosi di spingersi oltre i limiti conosciuti, il cinismo degli imprenditori che cercano il profitto senza il rispetto delle leggi della natura, gli imprevisti, pericolosi e inevitabili, che si incontrano quando si gioca con la vita, sopratutto quella umana; sono tutti elementi che ben si possano apprezzare nel film. A tutto questo si aggiunge un racconto sulle difficoltà dei rapporti familiari, e volendolo (a me piace pensare che sia presente) si può scorgere un riferimento alla problematica della discriminazione. L'antico e irrisolvibile dilemma tra la promozione del progresso e il rispetto di una moralità, non scritta, ma prepotentemente presente sotto i nostri occhi, è la bussola che conduce i nostri protagonisti; purtroppo l'inebriazione per una illusoria onnipotenza gli impedisce di non fare qualcosa di fondamentalmente sbagliato e di molto pericoloso. La scelta del tema trattato rende interessante la visione, senza però dimenticare che nulla di davvero nuovo è raccontato in questa pellicola. La ricostruzione scientifica dei fatti pare accurata e verosimile, elemento questo che a mio avviso è indispensabile in un film fantascientifico di qualità. Rispetto alla sceneggiatura e alla regia, direi che la prima parte risulta particolarmente avvincente, ricca di suspance, con tanti elementi imprevisti e portatrice di diversi punti interrogativi che costringono lo spettatore a stare incollato allo schermo. Man mano che il film si avvia verso la fine, pare che gli eventi da un lato precipitino troppo velocemente e dall'altro prendano strade non sempre perfettamente confluenti. Mentre si assiste agli aspetti più intensi di un difficile rapporto tra esseri molto diversi tra loro, ma accomunati dai legami più assurdi, il film prende una piega “pseudo – horror” che prepara un finale per la verità abbastanza interessante. Sicuramente un film che merita di essere visto. Un bacio a tutti e arrivederci al prossimo film!!!

 

Giudizio:



 

 

Mi sento un accessorio nella società. Un soprammobile della civiltà contemporanea. Dove mi metto sto male. Dovunque faccio danno. Mi siedo in un angolo e penso: forse sto messo male. Mi sposto e penso: forse stavo messo meglio prima (Antonio Rezza)

 

 

 

 

 



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